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Il progetto 1523 nasce per colmare quella che a nostro giudizio è una grave violazione dell’Articolo 3 della Costituzione Italiana. Che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso…”.

Noi ci troviamo invece davanti ad una follia. Che lo Stato italiano o, meglio, la Presidenza del Consiglio, ha creato uno strumento di “sostegno delle vittime di violenza e stalking” che dovrebbe riguardare quindi tutti i cittadini così come indicato dalla nostra Costituzione e che invece rinnega clamorosamente il proprio compito. Sancisce, si ricorda sempre in oltraggio alla Costituzione, che violenza e stalking sono una prerogativa esclusiva del genere maschile, e, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, ne affida la gestione, finanziandola generosamente, ad una associazione dichiaratamente femminista. Quindi ricapitoliamo: lo stesso Stato italiano dichiara che non solo sono legittimi termini incostituzionali come femminismo e maschilismo, ma addirittura ne sponsorizza una parte condannando pregiudizialmente il genere maschile come violento e inaffidabile. E questo dovrebbe essere qualcosa che calma le acque? E dobbiamo restare a guardare? Il 1523 è una provocazione, ma è esattamente all’opposto di una simile follia. Si dichiara contrario, in piena osservanza della Costituzione, a qualsiasi discriminazioni di genere, rifiuta categoricamente termini come femminismo e maschilismo, e soprattutto, lo affermiamo in modo cristallino,  non diventa affatto paladino del maschilismo come si sta tentando inutilmente di far passare, ma proprio il contrario, combatterà perché si proceda a reali strumenti di contrasto a violenza e stalking senza discriminazioni di sesso, evitando, almeno da parte dello Stato, che ci siano adesioni a questo tipo di mentalità retrograda, pericolosa, esacerbante e che ad ogni evidenza genera essa stessa violenza di genere, fornendone per assurdo un conforto istituzionale. Bisogna bandire questi termini, l’eguaglianza di genere e le pari opportunità devono diventare realtà, non propaganda politica.

Una mostruosità documentata. Va infatti detto che i numeri di casi di violenza e stalking sono in aumento, sia quelli perpetrati a cittadini in quanto uomini che in quanto donne. Non solo quindi quelli commessi dalle donne, ma anche quelli commessi dagli uomini. E nessuno si fa domande per questo fallimento? Nessuno mette in discussione la validità di strumenti più di consenso che di sostanza?  I reati intanto crescono, leggete i giornali, il che insinuerebbe in chiunque il dubbio sull’efficacia di una simile scellerata politica, mirata più probabilmente al raccattare voti in certi ambienti che al doveroso adempimento di una funzione istituzionale. Quello che noi chiediamo è che il numero 1522 possa almeno evolvere, contrastando la violenza subita da qualsiasi cittadino, a prescindere dal proprio sesso ed includendo, diciamolo con forza, anche il mondo LGBTQIA+. Noi non ci nascondiamo, siamo pronti a partecipare al dibattito. Nel frattempo, non staremo a guardare.

E se lo Stato non compie il proprio dovere faremo noi tutto il possibile, pur senza avere certo le risorse di uno Stato sovrano, per bilanciare in qualche modo una simile mostruosa discriminazione. Non possiamo certo fare davvero un numero di pubblica utilità. Ma abbiamo gli strumenti a disposizione di tutti. Siamo avvocati, psicologi, consulenti, ci stiamo attrezzando anche per le lingue e vogliamo costituire una rete. Finché non si provvederà come si deve. Sarà una goccia nel mare, ma, come diceva qualcuno, il mare non sarebbe lo stesso senza quella goccia.