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Colliano (Sa) – È tornato in libertà, l’allevatore 36enne di Calabritto, Gerardo Raimo, arrestato a novembre dello scorso anno, insieme all’imprenditore di Colliano, Biagio Scaglione e ad altre 10 persone, accusate a vario titolo, di associazione a delinquere con lo scopo di mettere in atto estorsioni, spaccio di sostanze stupefacenti, furti nelle abitazioni e furti di cani di razza, con l’uso di ordigni artigianali fatti esplodere nel 2017 ai danni di alcuni bar e night siti tra i comuni di Colliano, Contursi Terme e Oliveto Citra. Organizzazione al cui vertice, secondo la Procura di Salerno, vi era Scaglione, quest’ultimo attualmente detenuto per altra vicenda presso il carcere di Fuorni.

Ad accogliere l’istanza di revoca degli arresti domiciliari avanzata dal legale del 36enne, l’avvocato Alfredo Lo Pilato, è stato il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno, Gerardina Romaniello, che ha messo in libertà l’allevatore che era stato arrestato poiché intercettato dagli inquirenti in due conversazioni telefoniche con Scaglione.
L’organizzazione secondo la Procura, era composta da Scaglione, Mirela Simion, Daniele Vuocolo, Gerardo Sandro Falcone, Gerardo e Lorenzo Raimo, Maurizio Torsiello, Marco Gizzi, Gennaro Esposito, Mario Alvaro Carbone e Gregorio Ursi, ritenuti responsabili di aver messo in atto delitti contro il patrimonio, contro l’industria ed il commercio, contro la fede pubblica, detenzione di armi, estorsione e ricettazione, per gli attentati esplosivi avvenuti ai danni dei bar “Colorado Café” e “J’adore Café” e del night club “Eden”.
Accuse per le quali nei giorni scorsi il Gup ha assolto Mario Alvaro Carbone, concesso il patteggiamento all’imprenditore Gregorio Ursi, respinto la richiesta di scarcerazione per Scaglione e altri, e ieri ha messo in libertà Gerardo Raimo.
Per i nove imputati e per gli imprenditori vittime degli attentati, questi ultimi costituiti parte civile nel processo, assistiti dal collegio difensivo composto dagli avvocati Vincenzo Morriello, Alfredo Lo Pilato, Pasquale Freda, Ada Carasia, Vincenzo Speranza, Antonio Zecca, Rocco Pecoraro, Michele Cuozzo, Giovanna Eliana Fiore, Antonella Mastrolia e Vincenzo Mazzotta, che hanno scelto la celebrazione del processo con il rito ordinario, il dibattimento avrà inizio a gennaio.
Sarà il processo a fare chiarezza sugli accadimenti – chiosa il legale di Raimo, l’avvocato cassazionista Alfredo Lo Pilato. – Con la messa in libertà del mio assistito – aggiunge- ha prevalso il giusto garantismo dell’organo giudicante che ha ritenuto di accogliere in toto le motivazioni della difesa per la revoca di una misura cautelare eccessiva rispetto ad esigenze che appaiono insussistenti”.
Fatti contestati a Raimo che, secondo la richiesta presentata da suo legale ed accolta dal Gup, risalgono a quattro anni fa e quindi –“non costituenti un pericolo attuale – oltre alla contestazione delle captazioni delle celle telefoniche e delle intercettazioni telefoniche che, sempre secondo Lo Pilato – non potevano giustificare una misura cautelare coercitiva limitativa della libertà personale dell’individuo”.