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Salerno – “Nessun sostegno vero al comparto dell’edilizia; nessun serio programma di investimento infrastrutturale. Le piccole e medie imprese del settore edile sono in enormi difficoltà. Urgono azioni vere di sostegno al settore: ristori concreti dalle perdite subite, e non spinte all’indebitamento. Per il comparto si profila un ‘autunno caldo’ con pesanti ripercussioni anche sociali ed occupazionali con migliaia di imprenditori costretti a chiudere e lavoratori licenziati non appena verranno meno CIG e vincoli ai licenziamenti”. A lanciare l’allarme è il presidente nazionale di FederCepi Costruzioni, il salernitano Antonio Lombardi. Sull’efficacia degli interventi adottati per le aziende del settore, afferma: “L’unica nota parzialmente positiva è l’adozione del Bonus Ristrutturazioni al 110% ma è una opportunità che si sta già scontrando con due gravissime problematiche: un quadro normativo ancora troppo confusionario e complicato e la mancanza di liquidità che spinge le famiglie a rinviare o addirittura a non prendere minimamente in considerazione questa tipologia di interventi. Con questi due freni anche il Bonus Ristrutturazioni rischia di avere impatti sul comparto assolutamente marginali”.

Il grosso delle critiche del presidente di FederCepi Costruzioni riguarda le varie forme di ristoro adottate per fronteggiare l’emergenza-Covid. “Da ormai lunghi mesi ragioniamo di decreti anticrisi specifici, adottati con cadenza mensile. Le piccole imprese faticano ancora a vedere aiuti veri e concreti”. FederCepi Costruzioni evidenzia che “tranne sospensioni e differimenti delle scadenze tributarie, i vari decreti hanno nella sostanza previsto soltanto soltanto incentivi all’indebitamento. Il cosidetto ‘Fondo perduto’ che può essere richiesto fino al 13 agosto, taglia fuori la stragrande maggioranza delle aziende e, per chi vi accede, il ristoro non è affatto compensativo dei danni subiti. Così il settore non è nelle condizioni di avviare ripartenze vere”.

Lombardi stigmatizza in particolare le decisioni del Governo. “L’Europa che pure così spesso abbiamo accusato in passato ha creato i migliori contesti, per tutti gli Stati membri, per intervenire con tempismo ed efficacia. Solo a titolo esemplificativo: il 19 marzo la Commissione europea ha adottato la Comunicazione COM (2020) 1863 sul cosiddetto Temporary Framework, che consente agli Stati membri di adottare misure di aiuto all’economia, in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. La Comunicazione prevede espressamente che queste misure debbano ‘compensare i danni causati direttamente dalla pandemia di Covid-19, come ad esempio, quelli causati dalle misure di quarantena che impediscono al beneficiario di esercitare la sua attività economica’. Il Temporary Framework prevede (comunicazione del 19 marzo 2020) l’ammissibilità degli aiuti finalizzati a garantire la liquidità e l’accesso ai finanziamenti per le imprese: gli Stati membri sono stati, tra l’altro, autorizzati a concedere, fino al valore nominale di 800 mila euro per impresa, prestiti a tasso zero, garanzie su prestiti che coprono il 100% del rischio o fornire capitale. Intervento peraltro cumulabile con gli aiuti ‘de minimis’ (portandosi dunque l’entità dell’aiuto per impresa a un milione di euro) e con altre misure consentite in via straordinaria dal Temporary Framework. Il 29 giugno 2020 la Commissione ha adottato una modifica del TF con la quale ha esteso il campo di applicazione del quadro temporaneo al sostegno pubblico a tutte le microimprese e piccole imprese (con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo totale e/o bilancio annuo totale inferiori a 10 milioni di euro), anche se il 31 dicembre 2019 erano già in difficoltà finanziarie”.

Lombardi conclude: “In un contesto di operatività sostanzialmente ed inusualmente favorevole il nostro Governo ha adottato le misure più soft e meno impattanti, pur nella consapevolezza delle gravi difficoltà in cui già versavano ed ancora versano le nostre aziende. Senza un aiuto vero e immediato non si può che temere un autunno caldo per il settore, con migliaia di imprenditori costretti a chiudere i battenti, e lavoratori licenziati non appena verranno meno CIG e vincoli ai licenziamenti”.