- Pubblicità -
Tempo di lettura: 2 minuti

Non c’è alcuna prova che i movimenti franosi originatosi nella proprietà Caiafa siano causalmente riconducibili ai lavori per gli scavi delle gallerie di Porta ovest ed i crolli si sono originati tutti dal costone roccioso di proprietà della famiglia Caiafa. Sono i due punti sui quali il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della famiglia proprietaria del costone roccioso dove nel 2014 nel 2019 si sono verificati dei cedimenti.

Tocca ai proprietari impedire e prevenire i rischi di frane e di pericoli incombenti sulla sede.  Una serie di rilievi fotografici presentati sia dal Comune che dall’autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale individua chiaramente i luoghi in cui sono partiti gli eventi franosi tutti ricadenti nella proprietà della famiglia che aveva presentato appello chiedendo ai giudici di pronunciarsi sulla necessità che gli interventi da realizzare fossero pubblici e non spettanti a loro come proprietà privata.

Nell’ambito della stessa sentenza è stato ulteriormente chiarito che gli eventi franosi non possono essere ricondotti ai lavori della della realizzazione delle gallerie di Salerno Porta ovest dando ragione dunque all’autorità di sistema portuale che ha presentato una perizia attraverso la quale è stato accertato che le onde sismiche sono inferiori ai limiti previste dalla normativa e come tali garantiscono al 100% la non insorgenza di danni anche a livello cosmetico.

In più l’autorità ha dimostrato che, rispetto alle aree franate, la galleria in questione sottopassa solo una piccola particella e che, però, nel 2014 i fronti di scavo della galleria   distavano da queste aree circa 400 m. Ma soprattutto lo scavo della galleria nella zona della famosa particella 134 risultava eseguito nel periodo ricompreso tra i  mesi di novembre 2013 e gennaio 2014 cioè ben sei mesi prima della frana. Per il restante tracciato della galleria non vi è invece alcuna interferenza verticale con le particelle oggetto di frana.