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Battipaglia e Fisciano unite dal filo rosso-sangue di due immani tragedie: a distanza di poche ore dapprima Maria Rosaria Santese, candida ventenne, perdeva la vita nell’impatto tra il suo scooter ed un fuoristrada nella piana del Sele, poi ‘toccava’ al suo coetaneo Gianluca Cavalieri, la cui esistenza volava via dal terzo piano dell’edificio di biblioteca dell’ateneo di Salerno tre giorni dopo, nel pomeriggio del 22 maggio. Tragedie diverse nelle dinamiche e nelle cause, uguali nell’immenso dolore che hanno lasciato nei cuori dei familiari e delle comunità di cui erano, senza dubbio, le perle più scintillanti. Maria Rosaria era figlia di Renato Santese, noto imprenditore battipagliese: famiglia di costruttori e di (storici) mecenati della locale squadra di calcio, aveva diversificato nell’editoria. I genitori di Gianluca, invece, gestiscono una attività commerciale nella zona orientale di Salerno. Tragedie che lasciano una serie di interrogativi soprattutto sulle dinamiche e sulle eventuali responsabilità. Nel caso della giovane Maria Rosaria, i carabinieri di Battipaglia dovranno comprendere in che modo i mezzi guidati dalle due donne si siano approcciate al tratto di strada in cui si è verificato il tremendo impatto (il corpo della vittima ne è uscito straziato). Nel caso di Gianluca i carabinieri della stazione di Mercato San Severino dovranno comprendere se la causa del volo è attribuibile ad una volontà della vittima (suicidio); se essa è riconducibile a cause accidentali quanto fatali (un inciampo, un malore) o se è di terzi (omicidio). Di certo il ragazzo, iscritto ad ingegneria informatica appariva, agli occhi di chi lo conosceva, pieno di vita. È precipitato con lo zainetto sulle spalle e così è apparso, ancora agonizzante sul selciato a chi in quel momento, per nulla sconvolto, ha pensato di scattare qualche foto per imminenti, macabri, post sui social.