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Salerno – Attraverso la cultura del mare, patrimonio della storia cittadina, si può ricordare l’identità cittadina e creare un “ponte culturale” tra porto e città. Il Propeller Club Port of Salerno, presieduto dall’avvocato Alfonso Mignone, ha avviato lo scorso settembre, con l’evento “Il Porto di Manfredi dalle crociate alle crociere” un percorso “volto alla restituzione alla memoria marinara della città”, dice Mignone. L’evento ha ricordato la fondazione del porto ad opera di Re Manfredi di Svevia e Giovanni Da Procida nel 1260 con la collocazione di una riproduzione della lapide fondativa, il cui originale è custodito nell’Abside delle Crociate della Cattedrale, all’esterno della

Mignone-DeNigris-Mazzetti

Stazione Marittima di Zaha Hadid. Mignone spiega: “Per completare il nostro tributo alla storia marinara della città manca la ciliegina sulla torta: la rievocazione della Fiera Mercantile di San Matteo voluta da Giovanni Da Procida nel 1259 e durata fino al 1812. Fu grazie a tale iniziativa periodica, che, presieduta da un funzionario regio, il Mastro di Fiera, si teneva per otto giorni di settembre, poi raddoppiati nel 1303 da Carlo I D’Angiò che Salerno, anche grazie al porto, poté divenire emporio internazionale e crocevia dei traffici marittimi del Mediterraneo tra l’occidente cristiano e l’oriente bizantino e musulmano. La Fiera si connotata anche come evento religioso in grado di richiamare numerosi pellegrini in visita alle reliquie di San Matteo, e fu occasione per interloquire con i Magistri della Schola Medica. I mercanti che vi partecipavano, provenienti da terra e da mare, da Ponente a Levante, grazie alla lungimiranza dei regnicoli che utilizzavano la Fiera per promuovere il commercio, ottenevano esenzioni doganali e franchigie potendo approfittare della grande affluenza di persone per intensificare i loro affari. Salerno fu frequentata da Genovesi, Veneziani, Arabi, Greci, Marsigliesi, Fiamminghi, Fiorentini e Catalani che poterono interfacciarsi con Ebrei ed Amalfitani che possedevano importanti quartieri in città e avviare proficue relazioni economiche internazionali. Con le Grandi Scoperte Geografiche, che relegarono il Mediterraneo al rango di comprimario, anche la Fiera, che segui il nuovo trend delle rotte commerciali verso il Nuovo Mondo, venne relegata da evento di respiro internazionale ad appuntamento di rilevanza locale, fino a quando con Gioacchino Murat fu definitivamente soppressa. La Fiera resta indubbiamente patrimonio della storia della città ed è stata oggetto di studio di illustri studiosi basti ricordare il celebre Andrea Sinno, con un volume edito dall’Ente Provinciale del Turismo di Salerno. Nel 1959, in occasione del 700° anniversario, l’Amministrazione comunale di Salerno, costituì l’Ente Fiera di Salerno, per rievocare annualmente l’evento, ma nonostante i buoni propositi e vari tentativi l’operazione non fu mai portata a termine, se non in tono minore, e a tutt’oggi i suoi fasti non sono ancora degnamente ricordati in occasione delle giornate dedicate al Santo Patrono. Sarebbe quanto mai opportuno restituire ai Salernitani questo che è da considersi come il nostro ‘Palio di Siena’, ossia un evento turistico, religioso, economico e identitario della nostra città che coniughi passato presente e futuro di una città che ha mantenuto la sua favorevole posizione geografica in un Mediterraneo ritornato centrale dopo l’allargamento del Canale di Suez e la sua connotazione mercantile che è sempre più proiettata verso una dimensione globale nel secolo della Nuova Via della Seta Marittima”.