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Salerno – “La scuola non agisce come un amplificatore per la trasmissione del Sars-CoV-2 e può essere davvero considerata un luogo sicuro per gli studenti. Altri ambienti in cui i giovani si riuniscono possono essere maggiormente portatori della trasmissione comunitaria e degli amplificatori di rischio legati al setting”. A scriverlo  in un articolo pubblicato a febbraio su Italian Journal of Pediatrics (IJP), è Alberto Villani, past president della Società italiana di pediatria (Sip), e responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale e Malattie Infettive all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Con un team di esperti, ha condotto il progetto pilota ‘A tutela dello studente, per una scuola sicura’.
L’agenzia di stampa DIRE approfondisce: “Promosso dalla Sip, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù (Opbg), l’Istituto di Ortofonologia (IdO) e la Fondazione MITE, il progetto è stato portato avanti con l’obiettivo di avere dati certi sulla reale pericolosità di diffusione del virus all’interno degli istituti”.

DIRE riporta le posizioni degli autori dello studio, riportate nell’articolo intitolato ‘La scuola in Italia: un luogo sicuro per bambini e adolescenti’. “Le procedure attuate nelle aule scolastiche, tra cui l’allontanamento fisico, la frequente igiene delle mani, la pulizia e la disinfezione, l’adeguata ventilazione sono state efficaci nel prevenire l’introduzione e la diffusione del Sars-CoV-2 nel contesto scolastico in Italia”.

In conclusione, secondo i dati emersi dalla ricerca “la scuola in Italia, grazie a tutte le procedure adottate, può essere considerata un luogo sicuro per bambini e adolescenti”.

LA RICERCA – La popolazione dello studio era composta da 1.265 soggetti, tra cui 1.097 studenti, 141 insegnanti e 27 dipendenti della scuola, tutti provenienti da due diversi complessi scolastici. Il monitoraggio è avvenuto tre volte: all’inizio dell’anno scolastico in settembre, in ottobre e in novembre.
Sulla base del consenso dato allo studio, dopo un colloquio con un pediatra e uno psicologo, i soggetti che hanno accettato di partecipare sono stati 1.251: 132 su 132 (100%) della scuola materna (età inferiore a 6 anni), 369 su 369 (100%) della scuola primaria (tra 6 e 10 anni), 414 su 416 (99,52%) della scuola secondaria (tra 11 e 13 anni), 336 su 348 (96,55%) della scuola secondaria superiore (tra 14 e 18 anni).
Tra i 1.251 soggetti testati, 16 sono risultati positivi: 6 femmine e 10 maschi, con un’età media di 18 anni (range 5-54 anni). Tra i 1.099 campioni analizzati nel primo turno, solo un campione è risultato positivo. Il campione si riferiva a uno studente della scuola secondaria superiore. Tra i 1.075 campioni analizzati nel secondo turno, 7 sono risultati positivi (un adulto e 6 studenti) e 5 poco positivi (due adulti e 3 studenti).
Tra i 1.257 campioni analizzati nel terzo turno, 3 sono risultati positivi (3 studenti). Globalmente, 16 soggetti positivi/bassa positività sono stati distribuiti in 14 diverse classi: 1 nella scuola materna, 6 nella scuola primaria, 3 nella scuola secondaria e 6 nella scuola secondaria superiore. Solo due classi hanno presentato più di un risultato positivo, in particolare due studenti (in diversi turni di test) e uno studente e un adulto che condividevano un ambiente di classe, nel secondo turno.

CONCLUSIONI – “L’evidenza mostra che la scuola ha in generale il potenziale di diffusione dei virus, in particolare in caso di virus influenzali, quando vengono prese solo misure precauzionali limitate– si legge nell’articolo di Italian Journal of Pediatrics- Gli studi in contesti educativi condotti durante la prima fase pandemica della malattia da Covid suggeriscono che la trasmissione da personale a personale era più completa di quella da personale a studente e da studente a studente. Evidenze da Paesi che hanno riaperto o non hanno mai chiuso le scuole suggeriscono che questi ambienti non sono associati a un aumento significativo della trasmissione comunitaria”. I risultati sono ancora preliminari “poiché l’intero progetto prevede un monitoraggio mensile durante un semestre, per mostrare l’efficacia delle misure intraprese dalla scuola per minimizzare la diffusione del virus”, precisa l’articolo.

Tuttavia, su un totale di 1.262 soggetti inclusi nello studio, “solo 16 sono risultati positivi/bassi positivi (1,3%) in un periodo di circa 3 mesi, a partire dal 24 settembre fino all’inizio di dicembre 2020”. Poiché la raccolta dei campioni “è stata effettuata nei locali della scuola (le persone sintomatiche non possono entrare a scuola), è possibile che nessuno dei soggetti positivi abbia presentato sintomi al momento della diagnosi. Per quanto riguarda i due studenti che sono risultati positivi nella stessa classe ma in turni diversi (raccolti a 1 mese di distanza), possiamo supporre- scrivono gli autori- che non siano correlati, perché di solito il tempo di incubazione dell’infezione è più breve di 1 mese e l’infettività virale è alta nei contesti comunitari. Quindi i segni dell’infezione trasmessa dallo studente sarebbero apparsi molto prima di un mese. Tra i 12 soggetti risultati positivi nel secondo turno, c’erano uno studente e un adulto che condividevano la stessa classe”.

In particolare lo studio evidenzia che l’adulto (un assistente di educazione alla comunicazione della scuola primaria) partecipava anche alle attività didattiche di altre classi; nessuno degli studenti che frequentavano la stessa classe, o degli altri studenti che avevano interagito con questo adulto, è risultato positivo. Pertanto “è ragionevole che la loro infezione concomitante non fosse correlata”. Tra i tre studenti della scuola primaria risultati positivi nel terzo turno, due erano parenti. “La distribuzione dei risultati positivi nei tre turni, rispettivamente 0,1, 1,1 e 0,2%, è coerente, e anche inferiore all’epidemiologia dell’infezione da Sars-CoV-2 a Roma durante i mesi di settembre-ottobre, ottobre-novembre e novembre-dicembre, che indica, insieme all’analisi epidemiologica– concludono gli autori- che le infezioni sono rilevate a scuola piuttosto che causate dalla trasmissione virale a scuola”.

Fonte: Agenzia di stampa DIRE