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Salerno – Le promesse non mantenute e la delusione per una serie di lavori iniziati e poi cambiati, la rabbia per la cassa integrazione a singhiozzo: negli occhi degli ex lavoratori MCM, le Manifatture Cotonieri Meridionali di Fratte che videro spegnersi l’industria tessile per volontà del patron Gianni Lettieri di farne un centro commerciale e l’impegno di assumerli in un’altra azienda, si racconta la storia di una delocalizzazione industriale che non c’è mai stata.

La Medsolar l’azienda sorta per dare occupazione ai lavoratori delle Cotoneire produsse pochi pannelli solari come hanno ricordato oggi davanti al portone chiuso del Centro commerciale La Fabbrica i lavoratori. Pur di continuare a lavorare indipendenti si sono cimentati in diversi mestieri: alcuni di loro anche edili per la costruzione del centro commerciale in cui molti sono stati impiegati nelle pulizie.

La chiusura del Centro è l’ennesimo fallimento di un progetto privato aiutato sostanziosamente da fondi pubblici. Angelo Rispoli, rappresentante della fiadel da tempo in lotta per garantire i diritti dei lavoratori ( ai quali va aggiunta la rabbia e le difficoltà delle 20 attività che avevano investito nel Centro Commerciale) annuncia azioni di protesta più clamorose e chiede la convocazione di un tavolo in prefettura la presenza di Lettieri per fare luce sulla vicenda. Domani le Associazioni “Salute e vita” e “Help Tutela e sostegno dei consumatori” terranno una conferenza stampa davanti all’ingresso del Centro Commerciale “La Fabbrica”.

“Tale fallimento riteniamo debba essere oggetto di una riflessione attenta perché deve essere posto sotto una lente di ingrandimento della politica in quanto non si tratta di un semplice “fatto privato”, come la proprietà Lettieri tenta di far passare, ma coinvolge la vita di decine e decine di lavoratori ed il loro futuro, implica una serie di finanziamenti pubblici nonché la partecipazione di istituzioni, a partire dal Comune di Salerno, che hanno sostenuto questo centro commerciale per il quale, fin dall’inizio, il Consigliere Giampaolo Lambiase ha mostrato forti perplessità definendolo un investimento illegittimo e fallimentare in quanto avveniva in un contesto di piena zona industriale” è scritto in una nota dell’associazione .