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Colliano (Sa) – È l’area del cratere salernitano, con i comuni di Palomonte, Colliano, San Gregorio Mango e Auletta, il territorio di maggiore produzione dell’antico strumento musicale della zampogna. Piccoli borghi dell’entroterra salernitano che contano la presenza di circa 300 suonatori della zampogna che ogni anno, dal primo dicembre al 6 gennaio, invadono le strade, case e chiese delle città salernitane e napoletane, suonando con gli strumenti a fiato creati a mano, la Novena natalizia annuncia la nascita di Gesù.

Generazioni di nonni, zii, padri e figli suonatori dell’antico strumento musicale ma anche veri e propri artigiani della zampogna che dal Settecento ad oggi, portano avanti le antiche tradizioni della Valle del Sele e Tanagro. Nata in antichità nel Centro e Sud Italia come strumento creato a mano a seguito della lavorazione e dell’assemblaggio di pezzi di legno e pelle di capra, ad opera dei pastori che durante la transumanza suonavano la zampogna per attirare l’attenzione del bestiame, gli aerofoni a sacco conosciute comunemente con il nome di “zampogne”, con il passare degli anni, divennero ben presto il simbolo del Natale, suonate dai contadini che durante le festività natalizie si recavano nelle case e nelle chiese che utilizzarono le zampogne come forma di sostentamento economico per le famiglie.

Oggi però, quello strumento nato con i pastori e usato successivamente dai contadini, nasconde dietro alla figura dello zampognaro, grandi professionisti: avvocati, medici, contadini, operai specializzati delle industrie, dipendenti degli Enti pubblici, militari, politici e addirittura carabinieri. È la storia di centinaia di zampognari di Colliano, Valva, San Gregorio Magno, Buccino e Palomonte, che in questi giorni hanno lasciato il loro lavoro e indossati gli abiti antichi e gli strumenti degli zampognari, si possono incontrare per le vie del centro storico e nei quartieri di Napoli dove esibiscono la loro arte musicale, tra fede, antiche tradizioni e devozione popolare.