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Salerno – L’associazione dei senegalesi si è ritrovata venerdì sera a lungomare per la prima festa di ‘Salerno meticcia’. Daouda Niang, il presidente, parla a poche ore dall’ennesimo affondo del Governatore nei suoi riguardi (“prima lo cacciamo da Salerno e meglio è”). Niang coniuga i verbi all’imperativo: “Non cambiamo il nostro modo di vivere perché tutti sanno i senegalesi chi sono e tutti sanno in che modo sono integrati a Salerno. Pretendiamo di essere riconosciuti come cittadini salernitani e cui spettano dignità e rispetto. Le parole di De Luca nei miei riguardi? Hanno scatenato una cascata di solidarietà: la mia pagina facebook è inondata. Guardate: stasera qua ci sono più salernitani che africani”. La domanda sui migranti ospitati in città lo scatena: “Il problema non lo hanno creato loro ma chi li accoglie e che non attua alcun programma di integrazione. Dopo uno o due anni coloro a cui non viene riconosciuto lo status di rifugiato sono buttati fuori senza alcun tipo di sostegno. Non hanno niente, non sanno dove andare ed alcuni dormono sul lungomare. Alcuni accettano di svolgere lavori illegali ma li condanno”.

Sull’illegalità delle attività svolte dagli extracomunitari, difende in modo ‘originale’ la categoria che rappresenta: “E’ meglio vendere prodotti contraffatti, droga o fare elemosina? A Salerno questi hanno famiglia, hanno figli che vanno a scuola. Se non si creano opportunità di lavoro non si può pretendere che questi muoiano chiusi in casa. Debbono comunque cercare una fonte di sostentamento. Tutti noi siamo iscritti alla Camera di Commercio ed abbiamo la licenza per la vendita ambulante”. Quindi, sulla destinazione di via Tenente Calò, dice: “Abbiamo accettato a malincuore quello che riteniamo l’inizio della soluzione al problema. Nel sottopiazza della Concordia eravamo in 150, in via Calò vi sono solo 50 posti. Andiamo lì a provare ma non è la nostra soluzione definitiva”.

Sulla tipologia della merce che venderanno: “Al momento della mia elezione ho detto agli associati che dobbiamo vendere merce legale, non contraffatta”. A dare supporto alle sue tesi anche l’ANPI, rappresentata dal presidente provinciale Luigi Giannattasio che parla di “antifascismo, pace, solidarietà, democrazia, antirazzismo”. Dice: “Contro la campagna mediatica di discriminazione dell’’altro’ proponiamo di lavorare per una società multietnica in quanto è oggi inevitabile l’incontro tra diverse popolazioni e le loro culture per la costruzione di quella società giusta uscita dalle resistenze, di quel famoso giuramento di Mauthausen per la pace e per una nuova solidarietà internazionale. Qui bisogna costruire una società che non si basi sul denaro ma che riporti al centro l’uomo”. Su Salerno: “Il problema è sorto diversi anni fa quando i mercatini furono de localizzati in zone nelle quali non si vende e laddove nessun commerciante o ambulante salernitano avrebbe accettato di andare. I senegalesi hanno sperimentato la inapplicabilità di quelle soluzioni. Dobbiamo capire le loro esigenze e far capire le nostre in un dialogo costruttivo e non in una prova muscolare”. Evasivo sulla natura dei prodotti illegali venduti: “Bisogna capire la loro cultura. In futuro ci saranno delle iniziative in merito”.