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Nocera Inferiore (Sa) – Suona come un manifesto di passione per lo sport, ma anche di sofferenza per tutti gli adolescenti alle prese con gli stop imposti dal Covid e dalle ordinanze, la lettera con la quale un giovane tennista di Nocera Inferiore, Gerardo Maccauro, rispondendo ad una petizione virtuale, ha spiegato al sindaco Manlio Torquato il significato di non poter più frequentare la scuola tennis, chiusa a causa di un’ordinanza con la quale il primo cittadino ha vietato l’ingresso nei parchi pubblici, compresa Villa Maria in cui la scuola tennis Helios Polisportiva Lamberti, è ospitata. Il giovane tennista e studente liceale spiega il valore del tennis e di uno sport ( non di contatto) che consente di applicare in pratica quanto appreso in teoria. “Mi manca la concretezza nelle azioni che la teoria di quel che studio raramente mi concede. Mi manca quella parte di vita che educa alla competizione, a far tremare l’altro giocatore a venti metri da te, e se la ricerca di un avversario è nulla in un campo da tennis inaccessibile, la sfida sarà ricordare come si affronta una sfida”.
Ecco il testo della sua lettera.
Egregio signor Sindaco,
Björn Borg divenne numero uno al mondo nel tennis partendo dal giocare con una pallina e una racchetta contro un muro vicino casa sua, all’aperto anche in inverno nel freddo della Svezia, per poi impazzire quando da ventiquattrenne, essendogli stato richiesto da un giornalista, non ricordò più il punto esatto del muro contro cui giocava.
Lui aveva il suo muro. Io che non ho nemmeno quello, come posso vincere i suoi 64 titoli?
Roger Federer, durante il lockdown, pubblicò su Instagram un video dove sotto la neve palleggiava contro un bel muro verde, con una linea bianca dipinta a simulare l’altezza della rete.
Non pretendo la neve, ma lui aveva il suo muro. Io come posso vincere i suoi 103 titoli?
Ali Farag, giocatore di squash, sicuramente avrà giocato contro un muro. Io che se rovino il muro fuori casa prendendolo a pallate mamma me lo fa ricostruire, come posso vincere i suoi 19 titoli?
Il tennis non si gioca contro un muro; si gioca contro un altro dall’altro lato del campo. L’obiettivo è quello di far passare la voglia all’avversario di giocare a suon di vincenti e di errori da forzare, e se riesco ad allenarmi sul campo e sul muro e se a qualcuno passa la voglia di giocare per merito mio, le avrò risolto il problema che già prima non c’era di assembramento nei campi da tennis.
E se il problema non è il campo ma il parco aperto al pubblico, per lo stesso principio cercherò di diventare bravo anche a giocare a bocce e magari un giorno a paddle, così che alla fine “ne resterà soltanto uno”.
Se poi, geometricamente, è importante la distanza interpersonale, perché togliere spazio?
Se in uno spazio si devono distanziare quanto più possibile le persone, perché ridurne l’area? Anche il tennis è geometria; e se non sono bravo in geometria e per tagliare l’angolo all’avversario con il dritto metto la palla lungolinea, c’è qualcosa che non va.
Ho iniziato a studiare la geometria già alle elementari e alle medie; è il tennis che mi rimane da imparare, l’applicazione pratica di qualche anno di studio.
Per ora studio greco e gioco a tennis, e mi manca la concretezza nelle azioni che la teoria di quel che studio raramente mi concede. Mi manca quella parte di vita che educa alla competizione, a far tremare l’altro giocatore a venti metri da te, e se la ricerca di un avversario è nulla in un campo da tennis inaccessibile, la sfida sarà ricordare come si affronta una sfida.
Non perdendoci d’animo, la ricerca di quella sfida sfocia nell’indirizzare quella voglia di fare contro un’ordinanza che vieta l’accesso di due persone alla volta in quel luogo che tre volte a settimana sono abituato a visitare come fosse un museo, pagare il biglietto, ammirarne le opere, se va bene imparare a farne e andarmene controvoglia; così come controvoglia cercherò per le prossime settimane un muro dove allenare quel che ora non miglioro in campo.
E se questa è l’ennesima in un oceano di lamentele, potrebbe essere la decima in un gruppetto di proposte: se questo parco non s’ha d’aprire, s’apra e chiuda il campi da tennis, affidandone la custodia a solerti operatori che come San Pietro facciano entrare i “buoni” tennisti e mandino via i “cattivi” che al paradiso non sono interessati”.

In attesa che arrivino le ulteriori decisioni sul possibile nuovo lockdown, la lettera ha ottenuto numerose condivisioni ed attestazioni di stima. Tra le righe emerge con chiarezza il disagio di una generazione alle prese con lo stop alla vita ordinaria che impedisce anche di inseguire le proprie passioni. Tra le risposte anche quella del sindaco che si è soffermato solo sulla questione della chiusura del parco.