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Battipaglia (Sa) – “È necessario, anche al costo di andarsi ad incatenare davanti la sede del Ministero a Roma, la convocazione del tavolo al Mise il cui silenzio è assordante“. Esprime con una forza la sua delusione il presidente del consorzio ASI, Antonio Visconti che, con il presidente di Confindustria Salerno, Andrea Prete,  ha messo in campo una serie di strategie per tentare di salvare lo stabilimento industriale della Treofan di Battipaglia. Oggi sul tavolo dell’associazione degli industriali, è arrivata la richiesta della procedura di licenziamento collettivo per 58 lavoratori firmata da Anurodh Garg amministratore di Treofan . 

La lettera chiarisce tutti motivi che dal punto di vista della multinazionale determinano la situazione di eccedenza ed il licenziamento. Nuova proprietà di Treofan fa riferimento alla procedura già attivata un anno fa: al fine di evitare la chiusura era stato individuato come advisor la società Vertus, ma a tutt’oggi, nonostante l’impegno profuso dai vertici della società non è stato possibile concretizzare la cessione o la reindustrializzazione del sito di Battipaglia. Treofan aggiunge che non ci sono più le condizioni ne per ricorrere ad ammortizzatori sociali di alcun tipo, nè di utilizzare la mobilità verso l’altro stabilimento di Terni.  “La distanza geografica tra i due siti produttivi interni di  circa 362 km renderebbe non sostenibile sia economicamente sia organizzativamente il trasferimento da Battipaglia a Terni dei lavoratori in possesso di profili professionali fungibili con maggiori carichi di famiglia o anzianità di servizio,  poiché necessiterebbero di apposita formazione per lo svolgimento delle diverse mansioni relative a produzioni diverse”, si legge nella lettera. Notizia è stata accolta con grande delusione e rabbia da parte dei lavoratori dei quali ci si attende l’organizzazione di iniziative forti di protesta. Non ha perso tutte le speranze il presidente dell’ASI che ricorda che ci sono ancora 75 giorni di tempo per attivare almeno procedure per prorogare la cassintegrazione e prendere altro tempo per tentare di salvare lo stabilimento.