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I voti espressi il 4 marzo si tradurranno nei seggi del Parlamento italiano, composto da 630 deputati alla Camera e da 315 senatori al Senato. Il modo in cui i seggi saranno assegnati è regolato dalla legge elettorale. Quella attualmente in vigore è molto recente: soprannominata “Rosatellum”, dal nome del capogruppo del PD alla Camera Ettore Rosato, è stata approvata alla fine di ottobre del 2017 ed è entrata in vigore come legge 165/2017.

Il Rosatellum è un sistema misto. Un terzo circa dei seggi della Camera – 232 su 630 – è assegnato in collegi uninominali e con il sistema maggioritario. Uninominali, perché ogni collegio eleggerà un solo rappresentante, e maggioritario, perché quel rappresentante sarà chi otterrà la maggioranza relativa dei voti (cioè anche solo un voto più degli altri).

Per la parte proporzionale, il territorio italiano è stato quindi diviso in 231 collegi (più uno per la Valle d’Aosta) a seconda della popolazione. La divisione si basa su una divisione amministrativa di livello superiore, le 28 circoscrizioni elettorali della Camera.

Le circoscrizioni hanno la caratteristica di non superare mai i confini regionali: diverse regioni coincidono con una circoscrizione (ad esempio Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia e Sardegna) ma alcune regioni molto popolose sono divise in più circoscrizioni (quasi sempre due, ma in Lombardia si arriva a quattro).

I collegi uninominali sono stati ritagliati da un’apposita commissione all’interno delle circoscrizioni e su base demografica. Di fatto, ciascuno dei 232 collegi copre una popolazione piuttosto variabile, ma in media di circa 250 mila abitanti.

Ciascun collegio uninominale eleggerà un solo deputato, per raggiungere i 232 che vengono così assegnati.

E i restanti due terzi? I 386 seggi rimanenti della Camera – escludiamo per il momento i deputati eletti all’estero, che sono fissati a 12 dalla Costituzione – sono eletti in collegi plurinominali e con il sistema proporzionale. Plurinominali, perché in ogni collegio saranno eletti più rappresentanti, e proporzionale, perché all’interno dei seggi assegnati a quel collegio i deputati saranno ripartiti in proporzione ai voti ricevuti.