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Dai santini ai fac simile che, come da tradizione, in campagna elettorale che si rispetti non mancano mai, la vera battaglia politica si gioca anche e soprattutto sui social network.

E la corsa per prendersi la poltrona di Governatore della Campania per dieci anni occupata da Vincenzo De Luca, ne è la conferma.

Un approccio nel tempo completamente cambiato: tradizionalmente la campagna elettorale localmente si basava soprattutto su comizi, incontri nei comuni, volantini, manifesti e presenza fisica. In questa tornata i candidati di Irpinia e negli altri collegi integrano queste attività con una forte presenza online: annunci video, post quotidiani, interazioni dirette su social.

L’era dei social media e dei feed personalizzati, ha il marchio della politica Usa  che ha lanciato negli anni una trasformazione sempre meno silenziosa e sempre più profonda: da tempo l’ago della bilancia non è più lo scontro tra candidati in tv o dibattiti sui giornali, ma sempre più un duello che si gioca nei video brevi, nei live, nei meme, su TikTok, YouTube, Instagram. In questo scenario, gli influencer e i content creator (persone che producono contenuti online) assumono il ruolo di mediatori e “attivatori” del discorso politico, con sempre più potere.

ll messaggio non è più solo “son più presente nel mio comune”, ma “ti raggiungo anche sul tuo smartphone, su Instagram o Facebook, ovunque tu sia in Irpinia, in Campania o nel mondo”, tra una stories su Instagram nelle bistrattate aree interne ad un live Facebook nella piazza comunale. Per non parlare delle “catene di Sant’Antonio” sulle chat dei telefoni cellulari.

I candidati si ritraggono tra i cittadini, mentre mangiano una pizza, piuttosto che un panino con la salsiccia o una lasagna, ma anche nella loro vita intima, tra mogli, figli e chi pià ne ha più ne metta- 

L’uso dei social consente di “essere presenti” anche tra un evento e l’altro: post, storie, dichiarazioni rapide.
Ciò significa che la campagna locale non si spegne la sera ma “vive” online, aumentando la necessità di budget, contenuti mediatici e competenze digitali.

E chissà se davvero serva a convincere l’elettore che quello è in candidato giusto.