Un po’ come il primo giorno di scuola, c’è sempre quel pizzico di emozione nel vivere l’inizio di un percorso che porterà i suoi frutti nel tempo, attraverso, cura, attenzione e dedizione.
Ed è così che è stata vissuta questa prima per quanto riguarda la vendemmia in casa Cantina del Taburno. Appuntamento alle prime luci del mattino, volti un po’ assonnati ma tanta voglia di mettere mano sui preziosi grappoli che devono essere raccolti e poi trasformati nel vino.
Quel nettare che ha reso famosa la Cantina del Taburno, riconosciuta in ambito nazionale e non solo. Nasce tutto da qui, da quelle mani che raccolgono con cura l’uva.
Il terreno da curare è ai piedi di Torrecuso, compreso tra il Taburno, da una parte, e il Matese, dall’altro. L’orario è quello del primo mattino, buio d’obbligo ed è una scelta strategica e voluta.
Lavoro senza sosta, c’è da fare prima che sorga il sole, la cura per l’uva è di primaria importanza, l’attenzione per i lavoratori lo stesso perché queste temperature estive mettono a dura prova prodotto e uomini. Ma il tutto ha un fine.
Superate le 6, spunta il sole, i grappoli sono stati raccolti e messi nelle cassette. Da lì comincia il cammino della produzione, da quel primo gesto parte un percorso che dovrà concludersi col rumore del tappo che salta e di un sorso di un buon vino targato Cantina del Taburno.



















