Solo Gennaro Tutino ha avuto il coraggio di presentarsi in sala stampa del Partenio-Lombardi dopo il pesante 3-0 subito dall’Avellino contro l’Empoli. L’attaccante, visibilmente provato, ha riconosciuto la fase estremamente negativa attraversata dal gruppo e non ha nascosto la gravità del momento. Pur provando a indicare nel lavoro quotidiano con Raffaele Biancolino l’unica strada possibile per rialzarsi, le sue parole sono sembrate più un atto di responsabilità personale che la fotografia di una squadra realmente pronta a reagire.
Molto più eloquente, invece, è stata l’assenza del tecnico dei lupi. Nessuna conferenza, nessun tentativo di spiegare l’ennesima prestazione opaca: soltanto un immediato faccia a faccia interno con staff e dirigenza. Una scelta che, al di là dell’intenzione di analizzare a caldo quanto accaduto, sa tanto di silenzio strategico in un momento in cui parlare diventa difficile, se non impossibile, senza assumersi responsabilità pesanti.
La crisi dell’Avellino è ormai certificata da numeri che parlano da soli: due sconfitte consecutive con un identico, fragoroso 3-0; venticinque gol subiti in tredici giornate, quasi il doppio delle aspettative minime per una squadra che ambiva almeno a un campionato dignitoso. Una fragilità difensiva sconcertante, accompagnata da un’identità di gioco che sembra essersi sciolta dopo poche settimane di stagione. I lupi appaiono lenti, spaventati, incapaci di reggere l’urto contro avversari organizzati. E, cosa ancora più preoccupante, incapaci di mostrare un segnale di orgoglio nei momenti chiave delle partite.
Il percorso stagionale è già scivolato in una zona pericolosa, e la prossima trasferta a Bolzano contro il Sudtirol rischia di diventare un vero spartiacque. Non tanto per la classifica – che è comunque sempre più preoccupante – quanto per la percezione esterna di una squadra che sta perdendo credibilità, compattezza e fiducia. Serviranno risposte immediate, concrete, coraggiose. Perché al momento, al di là delle parole di Tutino, l’Avellino sta mostrando soltanto il volto di una squadra in caduta libera.

















