La decisione dei giudici sul caso dell’omicidio del giovane pizzaiolo Francesco Pio Maimone ha suscitato una forte presa di posizione da parte di Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo e già capolista della Lega alle ultime regionali in Campania.
Di Maggio ha accolto con favore la sentenza, sottolineando come rappresenti, a suo avviso, un punto di svolta nella risposta dello Stato alla violenza giovanile. “Accolgo con massima soddisfazione la sentenza emessa oggi, che restituisce dignità alla memoria di Francesco Pio Maimone e conferma che lo Stato può e deve dare risposte ferme contro una violenza bruta e ingiustificabile”, ha dichiarato.
La stessa ha ricordato il legame costruito nel tempo con la famiglia della vittima: “Sono vicina col cuore e con l’anima ai genitori di Francesco Pio: abbiamo intrapreso insieme questa battaglia di civiltà, chiedendo leggi più severe contro i crimini efferati e contro la delinquenza minorile”.
Secondo Di Maggio, la decisione dei magistrati avrebbe dato voce a un’esigenza più volte espressa dai familiari delle vittime: “Oggi possiamo dire che le nostre voci stanno arrivando forti e chiare anche all’interno dei tribunali”.
“Non tutti sono riabilitabili”: la posizione sulla responsabilità dei minori
Nel commentare il responso, Di Maggio ha insistito sul tema della responsabilità penale dei giovani coinvolti in reati particolarmente gravi. “È tempo di guardare in faccia la realtà e superare certe ipocrisie ideologiche: non tutti possono essere riabilitati” ha affermato, contestando l’idea che ogni percorso criminale possa essere recuperato.
Ha richiamato la necessità di distinguere tra chi è autore di atti efferati e chi commette errori frutto dell’età o del contesto sociale: “Chi uccide in modo spietato, chi è recidivo, chi toglie la vita a ragazzi innocenti senza alcun motivo e senza alcuna giustificazione, dimostra una natura criminale che non può essere ‘convertita’ con il buonismo”.
Il ricordo di Giogiò e Francesco Pio
Nel finale del suo intervento, Di Maggio ha evocato la memoria di suo figlio Giovanbattista Cutolo, detto Giogiò, e quella di Francesco Pio Maimone, accomunati da destini tragici. “Giogiò e Francesco Pio sono due vittime pure, due ragazzi meravigliosi che non hanno mai cercato lo scontro, uccisi dalla mano di chi non conosce il valore della vita umana” ha sottolineato.
Per Di Maggio, il verdetto emesso rappresenta “un passo fondamentale per affermare il principio che chi commette simili atrocità deve pagare fino in fondo”.
La sentenza, arrivata dopo mesi di attesa carica di tensione e dolore, continua ora ad animare il dibattito sulla giustizia minorile e sulle misure necessarie per contrastare una violenza che ha segnato profondamente il tessuto sociale cittadino.




















