Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per la notizia emersa in questi giorni sul servizio di emergenza 118 di Caserta, relativa all’uso dell’espressione «infermiera incompetente ed africana» all’interno di una comunicazione ufficiale. Non si tratta di un semplice incidente linguistico o di una scivolata individuale: le parole, soprattutto quando utilizzate in contesti istituzionali e professionali ad alta responsabilità, non sono mai neutre. Esse costruiscono visioni del mondo, rafforzano stereotipi e possono legittimare – o contrastare – la cultura della discriminazione.
Il riferimento all’origine geografica o etnica come elemento di svalutazione professionale rappresenta una violazione evidente dei principi di uguaglianza e dignità sanciti dalla Costituzione italiana, dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani e dai codici deontologici che dovrebbero orientare l’azione di ogni operatore sanitario. La sanità pubblica, per sua natura, è uno dei luoghi simbolo della tutela dei diritti fondamentali: spazio di cura, ma anche di riconoscimento della persona nella sua interezza, a prescindere da provenienza, cultura o colore della pelle.
In tale prospettiva, l’episodio solleva interrogativi che vanno oltre il singolo caso e impongono una riflessione più ampia sul linguaggio utilizzato nei contesti professionali, in particolare quando esso diventa parte di atti formali. Un linguaggio discriminatorio non ferisce solo chi ne è direttamente destinatario, ma produce un danno sistemico: incrina la fiducia nelle istituzioni, deteriora il clima di collaborazione tra operatori e trasmette messaggi distorti, soprattutto alle generazioni più giovani.
Il Coordinamento accoglie con favore l’apertura di un’indagine interna da parte dell’ASL di Caserta e valuta positivamente la presa di posizione della Croce Bianca di Salerno, che, pur estranea ai fatti, ha ritenuto doveroso riaffermare pubblicamente valori di rispetto, inclusione ed uguaglianza. Questi interventi testimoniano la presenza di un tessuto professionale e civile che rifiuta la normalizzazione del linguaggio offensivo e discriminatorio.
Resta tuttavia imprescindibile un impegno strutturale sul piano educativo e formativo. È necessario investire con decisione nella formazione ai diritti umani, all’etica del linguaggio e alla gestione responsabile delle relazioni professionali, affinché episodi di questo tipo non vengano relegati a semplici “casi isolati”, ma diventino occasione di consapevolezza e cambiamento.
Come docenti della disciplina dei Diritti Umani, ribadiamo che ogni parola è anche un atto educativo. Chi opera nel servizio pubblico, e in particolare nei servizi di emergenza, porta con sé una responsabilità ulteriore: essere esempio concreto di rispetto, equità e cultura democratica. La cura della salute non può mai essere disgiunta dalla tutela della dignità umana.



















