Tempo di lettura: 2 minuti

Mentre In Irpinia arrivano nuove conferme sugli aumenti delle tariffe idriche congelati giusto in tempo di campagna elettorale, la decisione sta già suscitando nuove polemiche tra cittadini e amministratori locali.

Il Presidente della Provincia di Avellino, Rizieri Buonopane, ha scritto una missiva al nuovo governatore campano Roberto Fico, l’amministratore unicio di Alto Calore, De Felice, domani farà il punto della situazione con la stampa, ma intanto la situazione è più nera che mai.

L’incremento dei costi, approvato dall’ente gestore, viene motivato come necessario per garantire la manutenzione delle reti e il miglioramento del servizio. Tuttavia, la realtà quotidiana raccontata da molte comunità del territorio appare ben diversa.

Nonostante l’aumento delle bollette, in numerosi comuni irpini persistono interruzioni frequenti dell’erogazione idrica, razionamenti prolungati e disservizi che mettono in difficoltà famiglie, attività commerciali e agricole. In alcune zone l’acqua manca per ore, se non per intere giornate, soprattutto durante i mesi estivi, quando la domanda cresce e le criticità del sistema diventano ancora più evidenti.

I cittadini denunciano una situazione paradossale: pagare di più per un servizio che continua a essere inefficiente. «Le bollette aumentano, ma dai rubinetti spesso non esce nulla», è il commento ricorrente che si raccoglie nei centri più colpiti. A far discutere è anche la vetustà delle infrastrutture, con perdite lungo la rete che, secondo diverse stime, disperdono una quantità significativa di acqua prima ancora che arrivi alle abitazioni.

Dal canto loro, i vertici del servizio idrico spiegano che gli aumenti tariffari rappresentano un passaggio obbligato per reperire le risorse necessarie agli investimenti strutturali. Ma per molti amministratori locali e comitati civici le rassicurazioni non bastano: chiedono tempi certi per gli interventi e maggiore trasparenza sull’utilizzo dei fondi raccolti attraverso le nuove tariffe.

Intanto, in Irpinia cresce il malcontento e si moltiplicano le richieste di un confronto pubblico con gli enti competenti. L’acqua, bene essenziale e diritto fondamentale, resta al centro di una controversia che mette in luce una frattura sempre più evidente tra gli aumenti in bolletta e la qualità reale del servizio offerto ai cittadini.