di Annalisa Papa
Nell’ultimo fine settimana migliaia di persone e oltre 500 centri antiviolenza sono scesi in piazza a Roma per protestare contro il DDL Bongiorno.
I tanti manifestanti si sono ritrovati in Piazza della Repubblica, da dove il corteo ha attraversato alcune delle principali vie del centro storico fino a raggiungere Piazza San Giovanni. Nel corteo erano presenti studenti e studentesse, sindacati, professionisti e professioniste da diverse regioni d’Italia.
Il tema è molto sentito poiché il testo inizialmente definiva lo stupro come atto compiuto “senza il consenso libero e attuale”, ma il 27 gennaio in Commissione al Senato, la brutta sorpresa perché questo passaggio infatti, è stato sostituito con “contro la volontà della persona”.
Anche il Sannio si è mosso alla volta della capitale dove era presente il Network Giovani Sanniti del Movimento 5 Stelle insieme ad alcune attiviste della Valle Vitulanese, che hanno sfilato con striscioni e bandiere unendosi al coro di critiche nei confronti del provvedimento.
Proprio dal Network Giovani M5S è arrivata una dichiarazione che sintetizza le ragioni della partecipazione: “Come Network Giovani M5S, abbiamo attraversato le strade di Roma da Piazza della Repubblica a San Giovanni. Insieme alle altre realtà politiche, ai rappresentanti dei centri antiviolenza e alle tantissime associazioni, siamo scesi in piazza per gridare un concetto che dovrebbe essere scontato: il consenso non è negoziabile. Siamo contrari al Ddl Bongiorno e non vogliamo accettare una legge che ignora il principio del “solo un sì è un sì” e che rischia di far ricadere ancora una volta l’onere della prova sulle vittime. Non è solo una battaglia giuridica, è una battaglia di civiltà per la nostra generazione e per quelle che verranno”.
Tanti anche i professionisti e le professioniste presenti tra cui tra cui anche l’avvocata sannita Amelia Vetrone, da anni impegnata nella difesa dei diritti delle donne: “Io posso dire – ha sottolineato – che il consenso deve essere libero, attuale ed esplicito. L’articolo 36 della Convenzione di Istanbul, quando parla di circostanze di luogo e di tempo, fa riferimento al consenso e non al dissenso. L’Europa sta andando nella direzione del consenso perché il modello del dissenso annienta il reato di violenza sessuale, in quanto è certamente improbabile poter manifestare dissenso in condizioni di rischio evidente. Questo modello del dissenso renderebbe improbabile il reato in aula ed esporrebbe ulteriormente la vittima, che già in alcuni casi è oggetto di vittimizzazione secondaria oltre a quella già vissuta”. Un dibattito sicuramente destinato a proseguire.


















