La Corte d’Appello di Napoli ha confermato integralmente la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Benevento nei confronti di Antonio Rubbo e Alfonso Rubbo per i fatti avvenuti a Guardia Sanframondi il 1° maggio 2020.
Resta quindi ferma la condanna di Antonio Rubbo a 3 anni e 1 mese di reclusione per lesioni e minacce, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Per Alfonso Rubbo è stata confermata la condanna per il reato di minaccia.
La vicenda trae origine dall’aggressione subita da Giovanni Sanzari, costituitosi parte civile e assistito dall’avvocato Antonio Di Santo.
Secondo la ricostruzione accolta già dal giudice di primo grado, nel pomeriggio del 1° maggio 2020 Sanzari, mentre effettuava consegne a domicilio per conto di una pizzeria, si trovava nei pressi del ristorante “La Vittoria” di Guardia Sanframondi. Dopo essere stato invitato ad avvicinarsi, sarebbe stato aggredito da Antonio Rubbo, che gli avrebbe strappato la mascherina e sferrato ripetuti pugni al volto, uno dei quali all’occhio sinistro. All’aggressione fisica sarebbero seguite anche espressioni minacciose.
Le conseguenze erano state documentate attraverso certificazioni mediche, visite specialistiche e successive integrazioni della querela. La prognosi era stata progressivamente prolungata per la persistenza dei postumi, superando complessivamente i quaranta giorni. Il racconto della persona offesa aveva inoltre trovato riscontro nella testimonianza del comandante della Polizia locale, nella documentazione sanitaria e nei rilievi fotografici acquisiti agli atti.
Il Tribunale di Benevento, il 29 ottobre 2024, aveva così condannato Antonio Rubbo a 3 anni e 1 mese di reclusione e Alfonso Rubbo alla pena pecuniaria, disponendo inoltre il risarcimento dei danni in favore di Sanzari, da quantificare in separata sede, e la rifusione delle spese sostenute dalla parte civile.
La difesa degli imputati aveva impugnato la decisione chiedendo, sotto diversi profili, l’assoluzione e, in subordine, un trattamento sanzionatorio più favorevole.
La Quinta Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli ha però respinto le censure, confermando la ricostruzione del Tribunale. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni di Sanzari, evidenziandone la coerenza e la logicità e, soprattutto, la presenza di riscontri esterni rappresentati dalla documentazione medica, dai rilievi fotografici e dalle altre risultanze acquisite durante il processo.
La Corte ha respinto anche la richiesta di riconoscere la particolare tenuità del fatto. La durata delle lesioni e le modalità dell’aggressione, caratterizzata da ripetuti pugni al volto, sono state considerate incompatibili con una valutazione di scarsa offensività. Escluso anche il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Confermata anche la responsabilità di Alfonso Rubbo. Sul punto ha assunto rilievo la registrazione audio acquisita agli atti, nella quale, secondo la Corte, risultano chiaramente percepibili le espressioni minacciose rivolte a Sanzari.
La sentenza di primo grado è stata quindi integralmente confermata, con la condanna degli appellanti anche alle spese del secondo grado e alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile, liquidate in 1.200 euro oltre accessori. La Corte ha inoltre corretto l’errore materiale contenuto nel precedente dispositivo, precisando che l’interdizione temporanea dai pubblici uffici per cinque anni riguarda Antonio Rubbo.
Trova così piena conferma in appello l’impianto della decisione del Tribunale di Benevento. Giovanni Sanzari, persona offesa e parte civile nel procedimento, è stato assistito dall’avvocato Antonio Di Santo, che ne ha sostenuto le ragioni nel corso del giudizio.


















