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“Gentile Direttore,

vorrei affidare alle pagine del Suo giornale una riflessione su un fenomeno che, a mio avviso, sta diventando sempre più preoccupante sulle strade della nostra città: il comportamento di alcuni ciclisti che sembrano considerare il Codice della Strada come un insieme di regole facoltative.

Non mi riferisco esclusivamente alle biciclette elettriche, a quelle impropriamente modificate o ai mezzi che di bicicletta conservano ormai ben poco. Mi riferisco anche alle comunissime biciclette tradizionali, i cui conducenti, in alcuni casi, circolano con una disinvoltura tale da mettere seriamente a rischio la propria incolumità e quella degli altri utenti della strada.

Proprio nella mattinata di ieri, percorrendo Viale Atlantici, mi sono imbattuto in un ciclista che procedeva a zigzag lungo la carreggiata, con una condotta tutt’altro che prudente.

Poco dopo, mentre ero regolarmente fermo al semaforo in Via Ferrelli, ho riconosciuto lo stesso ciclista sopraggiungere a velocità sostenuta. L’ho visto attraverso lo specchietto retrovisore e, con mio grande stupore, ho assistito a una scena a dir poco sconcertante: mentre parlava al telefono, ha attraversato l’incrocio incurante del semaforo rosso, senza minimamente preoccuparsi delle possibili conseguenze.

Soltanto una fortunata coincidenza ha evitato che quell’episodio si trasformasse in una tragedia. E qui nasce la mia riflessione: perché troppo spesso si dimentica che anche chi conduce una bicicletta è tenuto a rispettare le norme del Codice della Strada?

Si parla giustamente di sicurezza stradale, di automobilisti distratti, di velocità eccessiva e di comportamenti pericolosi alla guida. Ma la sicurezza non può essere un obbligo a senso unico.

Un ciclista che attraversa un incrocio con il rosso, che procede contromano o che utilizza il telefono mentre pedala non mette in pericolo soltanto se stesso. Può coinvolgere pedoni, altri ciclisti e automobilisti che, pur rispettando ogni regola, rischiano di ritrovarsi protagonisti involontari di incidenti dalle conseguenze anche gravissime.

E non bisogna dimenticare che, dietro un incidente, oltre alle possibili conseguenze fisiche, possono esserci responsabilità da accertare, procedimenti giudiziari e ripercussioni personali per persone che potrebbero non aver commesso alcuna imprudenza.

Non si tratta di fare una battaglia contro chi utilizza la bicicletta. Al contrario, credo che la mobilità ciclabile debba essere incoraggiata e tutelata. Ma il rispetto delle regole non può dipendere dal numero di ruote del mezzo che si conduce.

Sarebbe auspicabile una maggiore attenzione, anche attraverso controlli mirati e iniziative di sensibilizzazione, affinché tutti comprendano che la strada è uno spazio condiviso, nel quale ai diritti corrispondono precisi doveri.

Perché, alla fine, il semaforo rosso è rosso per tutti. E la vita di una persona vale molto più di qualche secondo guadagnato a un incrocio.

Cordiali saluti”.

Angelo