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Murales rapinatori, è scontro. Madre di Caiafa: “È inutile, ne faccio un altro”

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Napoli – “Voi lo togliete ed io ne faccio fare un altro“. Cosi la madre di Luigi Caiafa a seguito della rimozione del murales dedicato al giovane dopo la tragica scomparsa. Le ordinanze però non sembrano volersi fermare e si proseguirà con la rimozione dei murales e delle edicole votive dopo quella di Luigi Caiafa.

Questa mattina in via Tribunali si è creata un po’ di agitazione proprio a causa della rimozione. La madre di Luigi Caiafa è infatti propensa a seguire la sua battaglia per ripristinare il murales. Le forze dell’ordine oggi hanno agito in base all’ordinanza emanata il 24 gennaio scorso  hanno avuto oggi quindi la definitiva esecuzione. 

Resta aperta invece la questione del murale dedicato a Ugo Russo, per il quale l’ordinanza prevede la possibilità di rifarlo con le debite autorizzazioni. Ugo Russo, 15 anni, è stato ucciso il primo marzo 2020 da un carabiniere di 23 anni libero dal servizio e con la fidanzata che il ragazzo aveva tentato di rapinare insieme a un complice.

Per i genitori, quel Murales in piazzetta della Parrochiella nei Quartieri Spagnoli, non è “celebrativo”, ed è stato dipinto da una artista spagnola che vive ad Ercolano sulla facciata di un palazzo i cui condomini hanno dato il consenso all’opera ma senza comunicazioni al Comune.

Queste le parole del Comitato Verità: “Nella città in cui si finge di fare la lotta alle mafie con la gomma cancellante e si spaccia per legalità e decoro la damnatio memoriae di ragazzi assassinati, sappiamo già che ora questa furia mediatica e questa ipocrisia, anche per speculazione elettorale, si concentrerà sul murales di Ugo Russo.

Quel murales è però nient’altro che il frutto di un percorso di rivendicazione di verità e giustizia sul caso umano e giudiziario di un ragazzo di 15 anni ucciso con tre colpi di pistola, l’ultimo alla nuca.

La persona che gli ha sparato – scrivono dal comitato – un carabiniere fuori servizio, è indagato per omicidio volontario, ma da quel maledetto primo marzo ogni altra informazione si è inabissata. Dopo quasi un anno non c’è ancora nemmeno un risultato ufficiale dell’autopsia eseguita l’8 marzo 2020. Il murales è perciò fin troppo didascalico, rappresentando il volto del ragazzo, le bilance della giustizia e una scritta a caratteri cubitali: verità e giustizia. Si può condividerlo o meno ma qualunque altra interpretazione del murales, da chiunque venga, è ovviamente del tutto discrezionale e per quanto ci riguarda falsa, diffamatoria e pretestuosa.

Non capiamo perché qualche Istituzione della Repubblica debba considerare una rivendicazione di Verità e Giustizia come una “sfida” ma nel caso è forse proprio questo il problema dal punto di vista della qualità democratica di un paese”. “Per realizzarlo – spiegano – abbiamo seguito la procedura che ci è stata indicata dalla municipalità, comunicandolo formalmente anche alla polizia di Stato e alla polizia Municipale molti giorni prima. Nessuno ha obiettato niente.

C’è il consenso scritto del condominio, l’immobile è un palazzo privato non vincolato. Parlare di “decoro” in una piazza in cui il murales è l’unica cosa non “sgarrupata”, in cui malgrado le nostre raccolte di firme e segnalazioni le discariche abusive e persino l’amianto sono restate anche un anno è grottesco.

Ci difenderemo perciò in tutte le sedi. Chi vuole rimuovere quel murales non deve appigliarsi vigliaccamente a cavilli formali (che per altro costituirebbero un precedente strumentalizzabile contro la gran parte dell’arte muraria presente in città) ma assumersi politicamente la responsabilità di voler censurare una voce di dissenso. In ogni caso non ci faremo azzittire, ci stiamo già organizzando per manifestare a un anno dalla morte di Ugo. E queste parole continueranno a risuonare: Verità e Giustizia”.

Di Stefano Colasurdo