A Reggio Emilia si è consumata l’ennesima fotografia sgranata della stagione biancoverde: fragile dietro, timida davanti. L’Avellino continua a pagare a caro prezzo ogni disattenzione e a produrre troppo poco rispetto alla mole di possesso palla costruita. Un copione che si ripete, giornata dopo giornata. Sabato l’ennesimo banco di prova casalingo contro la Juve Stabia al Partenio-Lombardi.
L’avvicendamento in panchina – con l’arrivo di Davide Ballardini al posto di Raffaele Biancolino – aveva acceso aspettative diverse. In conferenza stampa il nuovo tecnico era stato chiaro: meno palleggio fine a sé stesso, squadra più corta, attaccanti coinvolti nella fase di non possesso e maggiore concretezza negli ultimi trenta metri. Principi netti, quasi un manifesto programmatico.
Sul campo, però, il piano è durato appena cinque minuti. Un’errata lettura difensiva ha spalancato le porte all’ennesimo contropiede subito, mandando all’aria l’idea di attendere la giocata della Reggiana per poi colpire. Da lì in avanti la gara è cambiata volto, costringendo l’Avellino a rincorrere e ad esporsi.
Il 3-5-2, sostanzialmente in continuità con il passato, ha mostrato limiti già noti: tanto fraseggio, poche verticalizzazioni, movimenti offensivi leggibili. L’idea di affiancare a Biasci un attaccante di mobilità come Sgarbi non ha prodotto gli effetti sperati. Pochi palloni giocabili, nessuna vera occasione fronte porta.
Il pareggio è arrivato soltanto grazie a un’iniziativa personale di Enrici, bravo a inventarsi una giocata dal limite quando la manovra sembrava impantanata. Un lampo isolato, più che il frutto di un sistema fluido e produttivo. Sulle corsie, Missori e Sala sono rimasti imbrigliati. In mezzo, poca luce da Palmiero e idee annebbiate per Sounas (giallo pesante salterà il derby), mentre Palumbo ha faticato nell’ultimo passaggio. Nel primo tempo Biasci e Sgarbi hanno vissuto di attese; nella ripresa non è andata meglio per Patierno e Tutino.
La difesa resta sotto accusa – dodicesima gara consecutiva con gol al passivo – ma lo stesso Ballardini ha allargato l’analisi alla fase offensiva, riconoscendo che senza soluzioni diverse diventa complicato risalire la corrente. In quest’ottica, il possibile rientro di Izzo potrebbe garantire esperienza e personalità a un reparto tra i più perforati del campionato.
Intanto, alla ripresa degli allenamenti, si sono visti cinque giovani della Primavera aggregati al gruppo. Tra loro l’attaccante Spadoni, classe 2007, profilo strutturato e fisico da prima punta. Un segnale di attenzione al futuro, ma anche la conferma che qualche alternativa va cercata.
Sul piano tattico, prende corpo l’ipotesi di inserire un trequartista per dare imprevedibilità tra le linee. Le caratteristiche di Russo, Insigne e dello stesso Sgarbi nel puntare l’uomo partendo da dietro potrebbero favorire un 4-3-1-2 o un 3-4-1-2 nei momenti in cui servirà aumentare la pressione offensiva. Una scelta che comporta sacrifici in difesa o in mediana, ma che potrebbe evitare il solito copione fatto di possesso sterile e cross prevedibili.
Juve Stabia col freno a mano, Avellino con la voglia di ripartire. E alle porte c’è il derby

















