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L’appuntamento è fissato per martedì 27 ottobre alle ore 10:00, presso la sede della Giunta della Regione Campania a Napoli. È qui che verrà presentato ufficialmente il nuovo docufilm firmato da Luca Grafner, un’opera promossa per la valorizzazione dei territori interni e dei borghi campani. Un ritorno alle origini per il regista nato ad Avellino nel 1988 che, pur avendo conquistato il panorama pubblicitario internazionale, non ha mai reciso il cordone ombelicale con la sua terra d’origine.

Il percorso artistico di Grafner prende le mosse proprio tra le colline dell’Irpinia, per poi svilupparsi in un’ascesa costante nel mondo della regia pubblicitaria e del branded content.

Negli anni ha firmato campagne dal forte impatto visivo per colossi nazionali e internazionali del calibro di Samsung, Mulino Bianco, Chiquita (Miss Chiquita Comes to Life), Yamaha, Burger King, Amazon, Regione Umbria (Cuore Verde d’Italia), Esselunga e Chicco. Un curriculum di prestigioso livello sul cui set ha guidato star internazionali e volti celebri dello spettacolo e dello sport, tra cui David Beckham, Charles Leclerc, Pierfrancesco Favino e Maria Grazia Cucinotta.

Per dare forma organizzativa e continuità alla propria grammatica visiva, Grafner ha scelto Torino come base operativa fondandovi i Grafner Studios. Nati come polo creativo e casa di produzione, gli Studios rappresentano il punto d’incontro tra ricerca visiva, cura maniacale della post-produzione e collaborazione strutturata con le principali agenzie pubblicitarie (come Armando Testa) e grandi brand globali.

In un panorama mediatico saturo di iper-stimolazioni e rumore, Luca Grafner ha individuato nel silenzio la vera cifra della rottura comunicativa. L’esempio simbolo di questa poetica è lo spot di city branding “Torino: Si racconta da sola”.

Per il filmato promozionale, il regista ha coinvolto cinque icone torinesi — Piero Chiambretti, Cristina Chiabotto, Arturo Brachetti, Lorenzo Sonego e i Subsonica — compiendo una scelta radicale: togliere loro la parola. I testimonial si limitano a guardare la macchina da presa e ad attraversare la città, affidando il racconto al sound design d’ambiente, al ritmo del montaggio e alle architetture torinesi.

L’estetica della sottrazione firmata da Grafner ha fatto scuola, anticipando un linguaggio narrativo ripreso poi a livello globale. Il format della “celebrity muta” si ritrova ad esempio nello spot di Trade Republic, dove Brad Pitt resta in silenzio per 30 secondi in una stanza buia. Un codice divenuto a tal punto un riferimento di culto da essere parodiato anche in TV da Rosario Fiorello nel promo per il suo ritorno in Rai con lo spot “Questo non è Brad Pitt”.

Oggi, forte di questa affermazione internazionale e del consolidamento dei suoi Studios, Grafner riporta la sua lente d’ingrandimento e la sua sensibilità autoriale in Campania, pronto a svelare a Napoli il suo sguardo intimo sui borghi e sulle aree interne della regione.