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Dopo anni di attese, rinvii e promesse, l’ex Dogana di Avellino si prepara finalmente a riaprire le sue porte alla città. Ma solo per qualche ore e  “tagliare il nastro” dopo i lavori di riqualificazione e dopo tornare a chiudere le sue porte. Almeno per il momento.

Il bando promosso  dal Comune di Avellino e dalla Fondazione con il Sud — soldi veri, messi lì apposta per gestire quella struttura — è andato deserto. Non per mancanza di candidati: i raggruppamenti che si erano fatti avanti erano due. Il Comune li ha chiamati e ha chiesto loro di spostarsi sul Victor Hugo. Loro si sono spostati. E la Dogana è rimasta sola.

Decisione di un Commissario Prefettizio, nella fattispecie Prefetto Giuliana Perrotta, meglio non mettere bocca. Una decisione simile da parte della politica avrebbe generato senza dubbio diverse reazioni. Così come se un Sindaco, chiunque esso sia, dopo essersi fatto fotografare davanti al monumento rinfrescato, lasciava in sospeso il suo futuro. E per l’occasione è stato invitato anche il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Adesso si ragiona su un nuovo bando, forse aperto anche ai privati. Ci sarà una delibera, carta ufficiale che ratifica la scelta. Per le altre due strutture dell’avviso — il Victor Hugo e il Casino del Principe — la procedura va avanti come se niente fosse.

Per la Dogana no. Il commissario straordinario ha davanti due strade: rimettere tutto in moto subito, oppure passare la mano al prossimo sindaco. Le elezioni sono vicine. In entrambi i casi, i tempi si allungano.

Una prospettiva che preoccupa cittadini e osservatori, soprattutto alla luce degli anni trascorsi per arrivare a questo traguardo. La riqualificazione fisica, infatti, rappresenta solo il primo passo: senza un progetto culturale e gestionale solido, l’ex Dogana potrebbe trasformarsi in una scatola bella ma inutilizzata.

Eppure il percorso di riqualificazione è stato lungo e complesso. Negli anni, il progetto ha attraversato diverse fasi, tra difficoltà burocratiche, problemi tecnici e cambi di visione amministrativa. Più volte annunciata e poi rinviata, la restituzione dell’edificio alla città è diventata quasi un simbolo delle lentezze che spesso caratterizzano gli interventi sul patrimonio pubblico.

L’intervento di recupero ha puntato a restituire dignità architettonica alla struttura, valorizzandone gli elementi storici e rendendola nuovamente accessibile. Un lavoro importante, che ha richiesto risorse economiche e tempo, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’ex Dogana in un contenitore culturale capace di ospitare eventi, mostre e iniziative.

Eppure, proprio su questo punto si concentra oggi la maggiore criticità. A poche ore dall’inaugurazione, manca ancora un gestore ufficiale che possa garantire una programmazione stabile e una visione chiara per l’utilizzo degli spazi. Senza una gestione definita, il rischio concreto è che, dopo la cerimonia inaugurale, l’edificio resti di fatto vuoto, privo di contenuti e di una funzione continuativa.