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Il presidente di Eucratica ed ex consigliere comunale Damiano Genovese attacca duramente il centrodestra avellinese, accusandolo di assenza politica, opportunismo e mancanza di radicamento sul territorio. Nel mirino anche l’ipotesi di un ritorno di Gianluca Festa, che – secondo Genovese – rischierebbe di trascinare la città in un conflitto istituzionale permanente. L’appello finale è per una nuova classe dirigente capace di garantire stabilità e rinnovamento.

“Avellino non è un trampolino elettorale o un bancomat dove incassare consenso, né un palcoscenico su cui salire ogni cinque anni per darsi un po’ di visibilità. Il centrodestra si ricorda della città soltanto quando servono voti. Per quattro anni, silenzio assoluto”. Così Damiano Genovese, ex consigliere comunale e presidente di “Eucratica”.

“La politica – prosegue il rappresentante del movimento civico – non può essere tatticismo e opportunismo. Servono idee, proposte concrete, confronto, capacità di ascolto delle persone, conoscenza dei problemi, presenza sul territorio, organizzazione e attaccamento alla comunità. Il centrodestra invece non ha alcuna visione, né un progetto per la città. Non ha mai condotto una battaglia su una questione importante per i cittadini. In prossimità delle scadenze elettorali, si sveglia: convoca qualche conferenza stampa, lancia candidature improvvisate e ricicla le solite vuote promesse. Alla fine, ciò che interessa ai dirigenti è occupare uno spazio e contare qualcosa nei livelli nazionali.

A chi verrà chiamato per riempire le liste dico: non fatevi usare. Non prestate il vostro nome a chi non ha mai costruito nulla ad Avellino. Non diventate la foglia di fico di un vuoto politico imbarazzante. Quando le elezioni passeranno, resterete soli. Loro torneranno al silenzio. Il centrodestra non ha alcun radicamento perché non rispetta la città, il territorio, la comunità locale.

Così si tradiscono i cittadini e gli elettori. E chi è ideologicamente orientato a destra, è in balìa dell’improvvisazione di questo gruppo dirigente autoreferenziale, chiuso al rinnovamento, che succede sempre a se stesso. Gianluca Festa invece ama la città, come la amo io. Nessuno mette in discussione il suo sentimento. Ma non basta per governare. Governare contro tutti significa paralizzare la città. Significa vivere sotto assedio politico permanente. Significa trasformare ogni delibera in uno scontro.

Un suo ritorno oggi vorrebbe dire conflitto continuo: Partito Democratico all’opposizione pronto a bloccare ogni atto, Forza Italia con Petitto e Nargi in trincea, equilibri istituzionali fragili. Sarebbe una guerra quotidiana. E a pagare non sarebbero i partiti, ma i cittadini.

Avellino non può permettersi un’altra stagione di caos. Almeno, il cosiddetto campo largo, piaccia o meno, ha una struttura politica vera. Il Pd è organizzato, ha una filiera istituzionale, un rapporto stabile con la Regione. Anche se il partito è in continua fibrillazione. Ma pure gli avversari lo sono, senza però essere veri partiti, con iscritti e un dibattito interno, ma soltanto cerchie ristrette”.

“Più che mai – conclude Genovese – oggi occorrono realismo e lungimiranza. Dopo quindici anni di divisioni, personalismi e opportunismi, Avellino ha bisogno di equilibrio e solidità. Serve una classe dirigente all’altezza delle sfide impegnative che abbiamo di fronte. Il futuro della città non può essere sacrificato sull’altare dell’ego di qualcuno. Soltanto il movimento Eucratica è in grado di parlare alla città reale, ai quartieri e presentare candidature estranee alla solita nomenclatura. E il rinnovamento è la spinta propulsiva per il capoluogo, affinché esca dalla palude in cui l’hanno arenato”.