Con l’insediamento ufficiale del nuovo presidente della Regione Campania, Roberto Fico, si è entrati nella fase cruciale delle trattative per la composizione della giunta. Un percorso complesso, segnato da equilibri politici, logiche territoriali e identità interne al campo progressista che ha condotto l’ex presidente della Camera alla guida della Regione.
E con una premessa sulla quale il Presidente della Campania intende non tornare indietro: i suoi assessori saranno tecnici riconosciuti nel mondo delle professioni ma che, comunque, possano rappresentare una sintesi tra competenza e rappresentanza politica.
Ed anche in Irpinia corre il totonome, tra l’altro in un territorio dove, negli anni floridi del M5S al Governo centrale, la città capoluogo ha eletto il sindaco pentastellato Vincenzo Ciampi ( sfiduciato dopo appena 5 mesi) e poteva contare su ben 4 parlamentari del Movimento, Michele Gubitosa, Generoso Maraia, Maria Pallini e Carlo Sibilia, quest’ultimo promosso a Sottosegretario al Ministero dell’Interno.
E i rumors delle ultime settimane, puntano proprio alla possibilità di un posto in giunta per un esponente irpino del M5S: da un lato c’è Ciampi, consigliere regionale uscente, nella recente tornata non eletto seppur con una buona affermazione in termini di consensi, dall’altro si rincorre il nome di Sibilia che, terminata l’esperienza al Governo, è sparito dai radar politici.
Suggestioni, forse no, o forse sì, ma certamente condizionate dalla necessità di un equilibrio territoriale che non puà non guardare agli altri capoluoghicampani,
Con un forte radicamento napoletano del presidente Fico, la necessità di un bilanciamento verso Salerno e Caserta e l’influenza politica del Partito Democratico e delle altre forze alleate, le suggestioni, appunto, rischiano di rimanere tali.
Resta tuttavia un margine di manovra: la partita delle deleghe, delle partecipate e delle nomine negli organi strategici potrebbe ancora lasciare spazi di rappresentanza, anche se non di rango assessoriale. Molto dipenderà dall’ultima fase del negoziato, dalle pressioni dei territori e dalla volontà del presidente Fico di valorizzare l’equilibrio territoriale come criterio politico e non solo aritmetico.



















