I saldi estivi hanno aiutato, soprattutto all’inizio, ma non sono bastati a cambiare il quadro. Per il commercio avellinese l’estate si chiude con un bilancio a due facce: qualche settimana di maggiore movimento e vendite, poi un progressivo rallentamento che ha riportato in primo piano le difficoltà con cui le attività fanno i conti ormai da tempo.
A tracciare il bilancio è Confesercenti Avellino. “Tra luci ed ombre, i saldi in Irpinia hanno rappresentato una boccata d’ossigeno per le attività del territorio, ma i problemi strutturali del commercio in città e in provincia restano tutti sul tappeto”, spiega il presidente provinciale Giuseppe Marinelli. Nel capoluogo la partenza era stata positiva. Le iniziative organizzate in occasione dell’apertura dei saldi avevano favorito la presenza di persone in città e dato maggiore visibilità alle offerte. L’effetto, però, si è progressivamente esaurito. Con il passare delle settimane gli acquisti sono diminuiti e, secondo Confesercenti, è emersa una maggiore prudenza da parte dei consumatori.
Un andamento che riporta l’attenzione su una questione più ampia. Per molti commercianti il problema non è più soltanto vendere durante i periodi promozionali, ma riuscire a mantenere l’attività durante tutto l’anno. Ad Avellino il fenomeno è visibile anche passeggiando per le strade del centro, dove alle attività che continuano a resistere si affiancano locali vuoti, serrande abbassate e cartelli “affittasi”.
Nel frattempo sono cambiate anche le abitudini dei clienti. Gli acquisti sono più ragionati e il negozio tradizionale deve confrontarsi con le piattaforme online, dove sconti e promozioni sono presenti praticamente in ogni periodo dell’anno. Proprio per questo Confesercenti ritiene necessario rivedere anche lo strumento dei saldi, che rischia di perdere parte della funzione che aveva in passato.
La questione, però, non riguarda soltanto le vendite. Affitti, utenze e costi di gestione incidono sui bilanci delle attività, mentre la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie si riflette inevitabilmente sui consumi. Per chi gestisce un piccolo negozio, soprattutto senza poter contare sui volumi delle grandi catene, far quadrare i conti diventa sempre più complicato.
Da qui la richiesta di interventi che vadano oltre le iniziative occasionali. Confesercenti indica nei distretti del commercio diffuso una possibilità per provare a rilanciare il settore e chiede una strategia complessiva per il terziario cittadino. Sul tavolo anche la necessità di ridurre i costi per le imprese, facilitare l’accesso al credito e sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.















