«Il Campo largo funziona». Nello Pizza prova a sgombrare il campo dai dubbi sulla tenuta della maggioranza alla vigilia del Consiglio comunale, respingendo al mittente le tensioni emerse nelle ultime settimane.
A poco più di due mesi dall’insediamento dell’amministrazione, il sindaco non sembra intenzionato a concedere spazio all’ipotesi di una maggioranza già alle prese con i primi scricchiolii.
Le prese di posizione di alcuni alleati, i distinguo e le fibrillazioni che hanno accompagnato queste prime settimane di governo, secondo Pizza, non hanno una reale valenza politica. «Ci siamo insediati ufficialmente il 2 luglio, oggi siamo al 14 settembre. Non sono nemmeno due mesi che stiamo lavorando», sottolinea il sindaco, invitando a non trasformare le normali discussioni interne in una crisi politica.
Il messaggio alla vigilia dell’aula è dunque quello della compattezza. Pizza assicura che non ci sono segnali di rottura e che l’amministrazione sta procedendo lungo la strada tracciata in campagna elettorale. «Stiamo rispettando quelli che sono gli impegni che abbiamo preso con la città – spiega – non abbiamo modificato di nulla il nostro agire, né nessuno dei nostri obiettivi».
Una risposta anche alle fibrillazioni politiche che attraversano il centrosinistra e, in particolare, alla posizione di Noi di Centro, che nelle scorse settimane ha manifestato alcuni distinguo rispetto alla linea dell’amministrazione. Pizza non sembra però voler leggere quelle prese di posizione come l’inizio di una resa dei conti. «Sono critiche che non hanno nessun senso. Assolutamente prive di senso e di significato», taglia corto.
Il sindaco guarda anche oltre l’immediato passaggio consiliare. Le prossime scadenze politiche, comprese quelle nazionali, potrebbero inevitabilmente avere ripercussioni sugli equilibri locali, ma Pizza sembra voler tenere separati i due piani. «Stiamo iniziando a parlare, stiamo lavorando», ribadisce, rivendicando i primi risultati dell’amministrazione e chiedendo tempo per poter essere giudicato sul lavoro concreto.
Una linea che punta a evitare che le prime differenze tra le forze della coalizione diventino un caso politico. Il vero banco di prova, però, sarà proprio il Consiglio comunale: non tanto per verificare la semplice tenuta numerica della maggioranza, quanto per capire se il Campo largo riuscirà a trasformare la sintesi elettorale in una piattaforma politica stabile per i prossimi anni.
Nel frattempo, Pizza lega la questione politica a quella della città e della sua identità. In occasione delle celebrazioni per l’anniversario dei bombardamenti di Avellino, il sindaco torna sul tema dei tanti spazi incompiuti e degradati che ancora oggi segnano il capoluogo, soprattutto nelle aree centrali e agli ingressi della città.
Sono quelli che Pizza definisce, riprendendo un’espressione ormai entrata nel dibattito cittadino, i «buchi neri» di Avellino. Luoghi che raccontano il terremoto, la ricostruzione, il dopoguerra e decenni di trasformazioni urbane rimaste spesso sospese.
L’amministrazione, assicura il sindaco, intende affrontare il problema, pur consapevole delle difficoltà. Ci sono questioni amministrative, legali e proprietarie da risolvere e, in alcuni casi, interessi privati da ricomporre. «Se sono lì da tanti anni, è perché evidentemente qualche problema c’è», ammette Pizza.
Ma la promessa è quella di intervenire e restituire dignità a quegli spazi. Anche se il fattore tempo, dopo decenni di attese, rischia di diventare un alibi poco credibile. «Parlare di tempo adesso, dopo tanti anni, sembra quasi una presa in giro», riconosce lo stesso sindaco.
Ed è proprio qui che le due questioni – la tenuta politica e il futuro della città – finiscono per incrociarsi. Da una parte una maggioranza che Pizza definisce solida e che dovrà dimostrare nei fatti di saper superare differenze e distinguo; dall’altra una città che chiede risposte su questioni rimaste irrisolte per anni.
Il sindaco rivendica di aver appena iniziato il percorso e chiede tempo. Ma il tempo, per Avellino, è anche una delle principali questioni aperte. Soprattutto quando si parla di quei luoghi che, nelle parole di Pizza, non sono soltanto brutti da vedere: «Sono un’offesa alla memoria della nostra città».


















