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C’è anche un giovane imprenditore originario della Provincia di Avellino tra le 32 persone gravemente indiziate nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli su un presunto sistema criminale dedito a frodi informatiche, accessi abusivi e riciclaggio, con l’aggravante delle finalità mafiose. Al centro delle indagini, coordinate dal procuratore Nicola Gratteri, un’organizzazione ritenuta capace di mettere in piedi sofisticate truffe online attraverso tecniche di phishing, vishing e la clonazione di siti di istituti di credito, con l’obiettivo di sottrarre denaro a ignari correntisti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 28enne avrebbe avuto un ruolo di supporto logistico per il gruppo. In particolare, quando l’organizzazione si sarebbe vista costretta a spostare la propria base operativa a causa della presenza sospetta delle forze dell’ordine, l’imprenditore avrebbe messo a disposizione alcuni locali nella zona industriale di Avellino. Un contributo che, per la Procura, non sarebbe stato occasionale ma inserito in un rapporto stabile con il sodalizio criminale.

Tra le contestazioni mosse al giovane anche il reimpiego di denaro di provenienza illecita. Gli inquirenti sostengono che, in qualità di amministratore unico di una società di famiglia, avrebbe consentito a Gennaro Bruscoritenuto vicino al clan Mazzarella e attualmente detenuto — di effettuare operazioni speculative. Nel dettaglio, avrebbe agevolato l’acquisto di una motocicletta da circa 13mila euro, formalmente intestata alla società per aggirare le normative antimafia.

Sempre secondo l’accusa, un familiare dell’imprenditore — non indagato — si sarebbe prestato per l’intestazione di un contratto di leasing relativo a una Porsche Macan, riconducibile a un’altra società della famiglia con sede nel Cosentino. L’auto sarebbe stata destinata a Emanuele Brusco, anch’egli detenuto. Analoghi meccanismi sarebbero stati utilizzati anche per l’acquisto di un orologio Rolex, sempre a beneficio di Gennaro Brusco.

Nonostante il quadro accusatorio delineato dalla Procura, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Luca Della Ragione, non ha disposto alcuna misura cautelare nei confronti del 28enne.

Nell’ordinanza — un documento di circa 900 pagine — il gip ha riconosciuto la consistenza dell’impianto investigativo, ritenendo tuttavia che gli elementi raccolti nei confronti dell’imprenditore siano prevalentemente di natura presuntiva e non tali da configurare la gravità indiziaria necessaria. La Procura partenopea ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame.

Truffe, la longa manus della criminalità sulle frodi informatiche: duro colpo al clan Mazzarella