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Sono oltre 44mila gli studenti della provincia di Avellino che, dopo i primi rientri a scuola della giornata odierna, da domani saranno regolarmente sui banchi per l’anno scolastico 2026-27.
Ben 16mila alunni per la scuola primaria e, un tempo le elementari e altrettanti per le superare tra licei i Istituti tecnici, 9000 varcheranno la porta della prima media, mentre per l’infanzia (l’asilo) si contano 6300 iscritti. 

E mentre l’Irpinia aspetta la nomina del nuovo Provveditore agli Studi dopo la scadenza di mandato della prof Fiorella Pagliuca, il personale docente e Ata impegnato è pari a circa 7000 unità.

Questa mattina il sindaco Nello Pizza, accompagnato dall’assessore all’Istruzione Geppino Giacobbe, ha fatto visita ai piccoli della scuola di San Tommaso: «Il primo giorno di scuola – dichiarano – suscita sempre emozioni particolari. È il momento delle attese, dei nuovi incontri, dei ritorni e delle speranze. Per alcuni rappresenta l’inizio assoluto di un percorso, per altri, invece, il proseguimento di un cammino già avviato, fatto di studio, impegno e crescita personale, destinato a rimanere impresso nella mente e nel cuore per tutta la vita. D’altronde – evidenziano – la scuola non è semplicemente il luogo in cui si apprendono nozioni e si acquisiscono competenze, ma una vera e propria palestra di vita, nella quale si impara a stare insieme e a comprendere il valore dell’impegno e della responsabilità dove si costruisce il proprio futuro».

Un pensiero particolare va ai bambini che per la prima volta entrano in aula «affinché riescano a vivere questo momento con curiosità, entusiasmo e fiducia, nella consapevolezza che anche gli errori rappresentano momenti di crescita e formazione». Al personale scolastico, invece, è rivolto un ringraziamento sincero «per il fondamentale lavoro che svolgeranno con dedizione e competenza al servizio dei ragazzi e dell’intera comunità».

E alla vigilia del suono della campanella arriva anche il messaggio del Vescovo di Avellino, Arturo Aiello:

Vescovo di Avellino, Arturo Aiello“Da domani tutti a Scuola! Volutamente uso la maiuscola per indicare un un luogo, un tempo, una Istituzione, una comunità che riapre i battenti e mette a tema il futuro e la speranza per il bene dell’umanità. Bambini, ragazzi, giovani sono sulla linea di partenza per il suono del “primo campanello”, ma anche docenti, dirigenti, genitori, personale di supporto, ausiliari del traffico e mezzi pubblici hanno pronto il piano del primo giorno, della prima ora di lezione, del primo batticuore. L’organizzazione della Scuola aiuta a rimodulare i tempi delle famiglie, a riportare ordine all’orario della sveglia e dell’andare a letto, alle modalità d’essere della piccola comunità domestica o della grande famiglia sociale che nella Scuola trova il suo laboratorio più fecondo. Dopo i tempi dilatati delle vacanze torna lo schema più ordinato delle ore, delle mattine a scuola e dei pomeriggi coi compiti a casa.

Ma perché dobbiamo tornare a Scuola tutti, grandi e piccoli, ragazzi e genitori, docenti ed esercenti di “cornetti che scottano ancora”? Piero Calamandrei (1889-1956), politico e giurista italiano, dice che ne va del bene del mondo ed è a tema il futuro della Repubblica: “Se si vuole che la Democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la Scuola è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte Costituzionale”. Una visione che pone l’Istituto Scolastico al di sopra delle grandi Istituzioni dello Stato moderno e che, spero, motivi ulteriormente il corpo docenti, i genitori, e, speriamo, anche gli alunni nel dire un grande “SI’” alla Scuola che riparte. È un “sì” a camminare insieme nel presente, portando sulle spalle il passato, per preparare un futuro avvincente per i singoli e la comunità. Un futuro all’insegna della pace, della cooperazione tra i popoli, della crescita dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo. Il Vescovo benedice il “SI’” di tutti al primo campanello dell’Anno Scolastico 2026-27.

Non è un corpo chiuso la Scuola ma uno dei vasi comunicanti che fanno civile un popolo. Già Seneca, un autore latino, nelle Lettere a Lucilio, polemizza con una scuola chiusa in se stessa e non collegata alla vita. Una sua sentenza nata in negativo dove l’autore lamentava un nozionismo fine a se stesso, da tempo è stata modificata in positivo con “Non Scholae sed vitae discimus”: non impariamo per la Scuola, ma per la vita. Un docente mi ha comunicato il suo dolore nel vedere nei giorni di programmazione le classi vuote, i corridoi silenziosi e senza il via vai colorato degli alunni che si incrociano, si salutano, si accompagnano in gruppi da due o tre: “Aspetto con dolce ansia di ritornare in classe” mi ha detto. Domani è giunta l’ora di ricominciare.Venite: è in scena la vita! ”