C’è un’immagine che fotografa meglio di ogni altra il disastro biancoverde: le luci del “Partenio-Lombardi” che restano accese mentre fuori i tifosi defluiscono in un silenzio colmo di rabbia, e dentro, nel ventre della Tribuna Montevergine, si consuma il dramma di una società che nonostante i grandi sacrifici economici ora si trova nel limbo. La sconfitta contro il Frosinone non è stata solo un passaggio a vuoto tecnico; è stata la scintilla che ha appiccato l’incendio in un ambiente già saturo di tensione.
Il post-gara è stato un bollettino di guerra. La scelta del silenzio stampa è una ferita inferta al cuore della tifoseria. Quando una squadra smette di parlare, significa che le idee sono finite, che la confusione ha preso il sopravvento sulla progettualità. Negare il confronto con i media, dopo una prestazione così opaca, suona come un atto di debolezza più che di tutela. È il segno tangibile di una barca che imbarca acqua e non sa più chi debba tenere il timone.
Ma se fuori regnava il silenzio, dentro gli spogliatoi le pareti hanno tremato. Le indiscrezioni parlano di un confronto durissimo, quasi violento nei toni, tra la proprietà e lo staff tecnico. Un faccia a faccia che ha messo a nudo tutta la frustrazione della famiglia D’Agostino, stanca di investire risorse in un progetto che sembra essersi incagliato nelle sabbie mobili della mediocrità.
L’aria era quella dell’esonero immediato, del ribaltone nella notte. A gettare acqua sul fuoco, con la saggezza del pompiere in un magazzino di dinamite, è stato il presidente Angelo Antonio D’Agostino. È lui che ha imposto la tregua, che ha chiesto di “dormirci sopra”, rimandando il faccia a faccia decisivo con Raffaele Biancolino alla mattinata di domani. Una scelta dettata dalla necessità di non agire sotto l’impulso dell’adrenalina, ma che sa di fiducia a orologeria.
Biancolino, l’uomo della provvidenza fino a poche settimane fa, si ritrova oggi sul banco degli imputati. La sua posizione è chiaramente in bilico, la sua gestione tecnica sotto la lente d’ingrandimento di una proprietà che non accetta più alibi. Eppure, il calendario potrebbe concedergli un’ultima, disperata chance.
Il Pescara è alle porte. Cambiare guida tecnica a meno di 72 ore da un match così delicato contro la capolista sarebbe un azzardo che anche D’Agostino vorrebbe evitare. Si profila quindi un “mandato esplorativo“: una missione a Pescara con la consapevolezza che solo un risultato clamoroso e una prestazione d’orgoglio potrebbero salvare una panchina che, al momento, appare già mezza smontata.

















