Una mostra che non è soltanto un’esposizione, ma un vero e proprio viaggio nel tempo. È questo il sentimento condiviso da tutti coloro che hanno varcato la soglia della Provincia di Avellino per visitare l’allestimento dedicato alla storia dell’Avellino Calcio: un racconto lungo oltre ottant’anni, fatto di fotografie, cimeli, documenti e aneddoti che hanno segnato l’identità sportiva – e non solo – dell’Irpinia.
A prendere la parola per primo è il Presidente dell’U.S. Avellino, Angelo Antonio D’Agostino, che si lascia visibilmente coinvolgere dall’impatto emotivo dell’iniziativa. “Immergersi nella storia dell’Avellino fa sempre un certo effetto – afferma, ricordando come ogni immagine e ogni reperto riportino alla luce episodi spesso poco noti, capaci però di raccontare la profondità di un legame che unisce squadra, comunità e territorio – Tante cose non le conosciamo nemmeno noi” aggiunge, sottolineando come il passato del club sia ancora ricco di dettagli da scoprire e valorizzare.
A raccogliere e rilanciare questo messaggio è il Presidente della Provincia, Rizieri Buonopane, tra i principali promotori dell’evento. Le sue parole assumono subito un respiro più ampio, andando oltre l’aspetto sportivo per inglobare quello culturale e identitario. “Siamo tornati indietro con la mente – afferma con convinzione – La storia del calcio avellinese è la storia della nostra provincia, un percorso che parte dal dopoguerra e attraversa generazioni”. Il presidente della Provincia insiste su un punto centrale: la necessità di preservare questa memoria collettiva, di non disperdere un patrimonio che racconta un intero territorio. “Sarebbe giusto rendere la mostra permanente, raccogliendo anche l’input del patron” – propone, spiegando che la Provincia, come istituzione rappresentativa di tutta la comunità irpina, debba essere custode di questo pezzo di identità “Il tempo passa, i ricordi si affievoliscono, ma senza passato non si costruisce il futuro”.
L’idea trova terreno fertile anche grazie all’attuale collaborazione tra ente provinciale e società sportiva, una sinergia che negli ultimi anni si è rafforzata attraverso progetti culturali, iniziative di promozione e la presenza del brand “Provincia di Avellino” sulle maglie ufficiali. Un dettaglio che, come ricorda D’Agostino, suscita curiosità e orgoglio in tutti gli stadi d’Italia: “Vedere quella scritta sulla maglia dei nostri ragazzi fa riflettere chi la guarda. È un motivo di vanto per noi e per chi rappresentiamo”.
La mostra, tuttavia, non si limita a celebrare il passato: suggerisce, quasi naturalmente, uno sguardo al futuro. Quando qualcuno scherza su una futura esposizione dedicata al ritorno dell’Avellino in Serie A, D’Agostino abbozza un sorriso ma non nasconde l’ambizione: “Ce lo auguriamo tutti. Sarebbe una pagina di storia da scrivere dopo quarant’anni”. Un traguardo che, nelle sue parole, non suona come un sogno impossibile, ma come un obiettivo da perseguire con impegno e progettualità.
Tra i materiali esposti, grande impatto lo esercitano le immagini del dopoguerra: fotografie in bianco e nero che raccontano un’Irpinia ferita, ma determinata a rialzarsi. “Quelle immagini colpiscono più di altre – confessa D’Agostino Mostrano come il calcio, già allora, fosse un mezzo di rinascita. Non solo una partita, ma la speranza di un’intera comunità”.
È proprio questa dimensione che la mostra riesce a far emergere con forza: il calcio come collante sociale, come spazio simbolico in cui una provincia intera si riconosce, condivide sofferenze e gioie, si rappresenta e si racconta. Lo ricorda anche Buonopane: “Siamo stati conosciuti a livello nazionale proprio attraverso il calcio. L’Avellino ha portato il nome dell’Irpinia in tutta Italia, in anni in cui questo territorio aveva poche occasioni per emergere”.

















