È una rottura che pesa. E fa rumore. Alla conferenza stampa in corso all’Hotel Traiano, Alessandro Rosa affida ai toni duri il suo commiato istituzionale. Nessuna mediazione. Nessun passaggio morbido.
“Ho sempre agito con senso delle istituzioni, anche quando questo significava assumere posizioni scomode”. Poi l’affondo: “Apprendere una decisione di tale rilevanza esclusivamente con un WhatsApp non è solo una questione di stile, è un comportamento scorretto. E come tale va letto”.
Rosa rivendica correttezza e coerenza. E racconta anche il silenzio: “Quando la notizia è arrivata in modo informale ho provato a chiamare. I telefoni squillavano, ma nessuno rispondeva. Qualcuno ha persino rifiutato la chiamata. Poi è arrivato il famoso WhatsApp”.
Poi continua: “Io sono vittima di un omicidio politico gratuito. Un sacrificio personale imposto senza motivi reali. Mai mi sarei aspettato una coltellata alle spalle, così, a sangue freddo. Tra l’altro, una scelta arrivata in modo del tutto estemporaneo, proprio a ridosso della comunicazione alla città del conseguimento del premio Plastic Free nazionale per il quinto anno consecutivo”.
Il punto sui risultati raggiunti: “Riguarda una persona, ma coinvolge un’intera comunità amministrativa e civica. Evidentemente, però, in politica il tempismo non segue sempre la logica dei risultati né quella della continuità amministrativa. E allora chiedo, a lui e alla città: sono stato escluso perché ho fatto bene? Sono stato escluso perché i miei risultati sono trasparenti? Sono stato escluso perché qualcuno ha ritenuto che fossi diventato ingombrante? Durante il mio mandato Benevento ha rafforzato il proprio modello di città green, consolidando risultati che oggi vengono studiati e osservati a livello regionale. È diventata un punto di riferimento per le buone pratiche ambientali”.
Sull’eventuale investitura futura a Sindaco di Benevento: “Chiunque può avere un’ambizione da sindaco. E se anche io l’avessi avuta – e non credo sia un reato – l’avrei comunicata per prima cosa al mio sindaco. A colui che, fino a ieri, è stato il mio unico riferimento politico e la mia guida. Io ringrazio Clemente Mastella, mi ha dato la possibilità di fare quella che definisco l’università della politica. Mi ha permesso di vedere cosa si fa e cosa non si fa. E quello che ho ricevuto, oggi, non si fa. Rivendico il diritto di immaginare percorsi politici, anche senza appartenere a un rango familiare. Lo ripeto ancora: non ho ambizioni personali. Al massimo ho un’idea di città. Ho un’idea di comunità”.
Sul presunto flirt con l’opposizione: “Ognuno potrà pensarla come vuole, legittimamente. Mi viene mosso un altro addebito: stare con l’opposizione. Si dice che questo mio presunto flirt avrebbe legittimato la revoca da parte del sindaco. Ma scusate: un mese e mezzo fa, non un anno fa, un mese e mezzo fa – praticamente ieri – io ho organizzato e portato avanti, insieme a tutti i colleghi, una campagna elettorale per Pellegrino Mastella. È tutto sotto gli occhi di tutti. Sono molto seguito sui social: andate a guardarli. Vedrete se mi sono esposto di meno per queste persone”. I vari casi del passato: “Picucci viene visto con Barone in un bar. E io, che resto fedele, vengo sollevato. Penso a Erminia Mazzoni, Gerardo Giorgione, Amina Ingaldi, Felicita Delcogliano, Luigi De Nigris: li saluto tutti e, a distanza di anni, rinnovo la mia solidarietà umana e politica. Perché oggi è toccato ad Alessandro Rosa. Io sono il settimo di una lunga lista. Tutti per lo stesso motivo: il cinismo politico. Io, purtroppo, ne sono una vittima. Ed è questo che fa più male. Tutti questi fatti, se raccontati per quello che sono, smontano in maniera chiara e inequivocabile i pettegolezzi fragili che si è tentato di far circolare, nel penoso affanno di mascherare un atto cinico. C’è chi mi ha usato e poi scaricato. Mi ha usato e scaricato. Lasciatemelo dire: non me lo sarei mai aspettato”.



















