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È stato assolto dalla Corte di Appello, IV sezione collegiale C, perché “il fatto non costituisce reato”, dalle accuse di appropriazione indebita e di possesso e fabbricazione di documenti falsi. Si conclude così, dopo un lunghissimo iter giudiziario durato cinque anni, la vicenda processuale che vedeva imputato un uomo difeso 46 anni difeso dall’avvocato Massimo Viscusi.

Una vicenda giudiziaria complessa, iniziata nel 2021 con il primo rinvio a giudizio dinanzi al Tribunale penale di Benevento. In quella sede l’uomo venne condannato a due anni di reclusione con rito abbreviato, nonostante la difesa avesse sollevato preliminarmente un’eccezione di incompetenza territoriale.

Successivamente, in sede di appello, la Corte accolse proprio la doglianza difensiva relativa all’incompetenza territoriale, annullando la sentenza e disponendo la restituzione degli atti alla Procura per un nuovo giudizio davanti al giudice competente.

Il procedimento venne quindi celebrato dinanzi al Tribunale di Nola che, in composizione monocratica, condannò nuovamente l’uomo alla pena di due anni di reclusione.

Martedì scorso, però, è arrivato il definitivo epilogo della vicenda giudiziaria: la Corte di Appello ha ribaltato clamorosamente sia la sentenza emessa dal Tribunale di Benevento sia quella pronunciata successivamente dal Tribunale di Nola, assolvendo l’imputato con la formula piena “perché il fatto non costituisce reato”.

Secondo l’accusa, come si ricorderà, l’uomo si sarebbe procurato un documento falso valido per l’espatrio e, utilizzandolo, avrebbe noleggiato un’auto poi non restituita alla scadenza prevista, circostanza che aveva portato alla denuncia.

Con la sentenza pronunciata nei giorni scorsi, la Corte ha però definitivamente scagionato l’uomo, ponendo fine a una lunga vicenda processuale.