Tempo di lettura: 2 minuti

“Trovo ingiustificato tutto questo clamore. Tutto questo parlare di me. Quale reato avrei commesso? Perché devo leggere il mio nome sui giornali? Farò valere i miei diritti”.

Sorpreso e un po’ stizzito, padre Robert reagisce così all’interesse suscitato dalla notizia della sua partecipazione alla visita alla cappella di Benito Mussolini, a Predappio.

Tutto è partito da una segnalazione inviata alla stampa dai due consiglieri comunali di Benevento del Movimento Cinque Stelle Marianna Farese e Nicola Sguera.

“Non comprendo questa loro iniziativa. Forse mi vogliono nel Movimento, ho visto che stanno scegliendo i parlamentari. Se è così declino l’invito, io non faccio politica”.  

Neanche per il fascismo: “Io fascista? Assolutamente no. Figuriamoci, vengo  dal Ruanda. Conosco bene gli orrori della guerra. Una tragedia dalla quale sono scappato. E che oggi riguarda ancora tante altre aree del mondo. Sto anche scrivendo un libro sull’immigrazione, se tutto va bene uscirà ad aprile”.

E comunque alla visita non parteciperà: “In quei giorni non sarò in Italia, andrò a trovare mio fratello”.

Che poi a Predappio c’è già stato, in passato. “Ho celebrato messa con il parroco di quella zona. Sono stato lì come in tanti altri luoghi”.

Nessun imbarazzo, dunque, per padre Robert: “Davvero non capisco perché si debba parlare di questa storia. Perché c’è una campagna elettorale alle porte?”. “Ogni mercoledì mattina,  – spiega – con alcuni fedeli, terminata la messa faccio visita ai defunti. E prego per tutti, senza interrogarmi sul passato della persona sepolta, senza sapere se mi trovo dinanzi a un buono o a un criminale. Il giudizio lo dà Dio, non io”.

Un principio universale che non ammette eccezioni. Neanche per Benito Mussolini: “Un uomo”. Ma anche un dittatore. “Come lo sono stati altri. Come li definisce lei Kim Jong-un o Donald Trump? La questione è diversa. I morti sono tutti uguali. In un cimitero non ci sono distinzioni. E non dimenticate che abbiamo celebrato da poco, per volere di Papa Francesco, l’anno della misericordia”.