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Benevento – Celebrata stamane un’udienza fiume di uno dei filoni relativi al processo Asl nato dall’inchiesta condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. E in particolare quella che riguarda la parte politica della vicenda che coinvolge a vario titolo, come imputati, otto persone: Felice Pisapia e Michele Rossi,  all’epoca direttori generale e sanitario, Arnaldo Falato, ex responsabile budgeting dell’Asl, l’ex  parlamentare Nunzia De Girolamo, Luigi Barone e Giacomo Papa all’epoca collaboratori della De Girolamo, il sindaco di Airola Michele Napoletano e Gelsomino Ventucci.

Nel mirino degli inquirenti finirono alcune vicende emerse dalle registrazioni di Pisapia: tra cui il trasferimento di un dirigente e di alcune strutture sanitarie, la presunta pretesa sulla nomina di un primario, il bar del Fatebenefratelli, le sedi Saut e le somme per i medici di cui sarebbe stata tentata la non compensazione. Storie che portarono alla formalizzazione, nell’aprile del 2016, da parte gip Cusani, di accuse che vanno dall‘associazione per delinquere, alla concussione, alle minacce e alla turbata libertà degli incanti; dal falso all’abuso d’ufficio e all’offerta di un’utilità per ottenere il voto elettorale.

Nel processo sono parti civili la Sanit, i due dirigenti Asl Giovanni De Masi e Antonio Clemente, l’ospedale Fatebenefratelli e la stessa Azienda Sanitaria Locale

Questa mattina in aula sono stati ascoltati diversi testimoni. I primi a comparire dinanzi al Collegio del Tribunale beneventano sono stai i due dirigenti Asl Antonio Clemente e Giovanni De Masi, già ascoltati a settembre, per il controesame dell’avvocato Roberto Prozzo (difensore di Michele Rossi), oggi sostituito dall’avvocato Cocca.

Clemente ha risposto nuovamente sulla questione delle compensazioni ai medici mentre De Masi è stato ascoltato sul tema delle gare del 118 contestate e sospese nel 2011. Il dirigente ha dichiarato di essere stato vessato e pressato per sospendere delle gare che secondo lui non andavano sospese:  “Con il dirigente non abbiamo mai parlato delle gare nei dettagli ma solo che bisognava sospenderle e che non voleva che le gestissi io”.

Subito dopo è toccato alla teste dottoressa Maria Calandra. Più di due ore di testimonianza per il dirigente dell’Asl responsabile, all’epoca dei fatti contestati, dell’organizzazione delle postazioni di emergenza sanitaria del 118. La Calandra ha spiegato le diversi fasi di riorganizzazione territoriale con particolare attenzione sul presidi fortorini di Ginestra degli Schiavoni e Foiano di Val Fortore. Dalla Regione, ha raccontato la dirigente, arrivò la delibera che intimava lo spostamento in sede unica e principale a San Bartolomeo in Galdo ma il Commissario straordinario dell’Asl, Enrico Di Salvo, e lei stessa provarono, d’accordo con i sindaci del Comprensorio, a trovare una soluzione che tenesse conto della particolare orografia del territorio lasciando (siamo nel 2010) i presidi d’emergenza nei due piccoli comuni, meglio posizionati secondo gli studi effettuati e l’analisi dei dati.

Solo il sindaco di San Bartolomeo in Galdo non era d’accordo su Foiano perché voleva l’ambulanza nel suo paese. Con Rossi tutto cambiò. Feci anche delle proposte per il riassetto ma venni messa. Trasmisi la decisioni ma scrissi più volte che secondo me era una decisione sbagliata”.

La dirigente Calandra risponde anche sulla questione gare 118 e i ritardi nei pagamenti: “Anche se non c’erano soldi si preferiva pagare sempre prima il 118. Con Rossi posso dire che c’erano ritardi ma non ho idea del perché. La Sanit era in sofferenza già dal 2011 ma continuò a garantire il servizio. Sui nuovi affidamenti, che considerai singolari, non ho mai chiesto nulla perché con Rossi non avevo rapporti. Sui ritardi nei pagamenti dissi a Pisapia che andavano retribuiti gli operatori del 118 perché svolgevano comunque il loro lavoro. Lui mi disse che non era per suo volere ma di Rossi e il perché non lo sapeva. Non mi interessai di altre questioni economiche perché non erano di mia competenza”.

Dopo la lunga testimonianza della dirigente Calandra è toccato al direttore della centrale operativa del 118 Ciriaco Pedicini, rispondere alle domande del P.M. Francesca Saccone e dei difensori degli imputati. Pedicini ha ammesso di non essere stato mai interpellato ufficialmente sullo spostamento della sede ma, da esperto del settore quale è, ricorda di aver mostrato diverse perplessità.

Infine è toccato ai due sindaci fortorini essere ascoltati in aula. Prima Michelantonio Maffeo, medico in servizio al 118 e primo cittadino di Foiano Val Fortore e poi Zaccaria Spina di Ginestra degli Schiavoni. Entrambi hanno raccontato della riunione nel 2010 con i sindaci dell’area e l’ex commissario ASL, Enrico Di Salvo in cui si raggiunse sostanzialmente un punto di incontro. Tutto cambiò il 13 febbraio del 2013 quando il presidio principale venne spostato a San Bartolomeo: “I due presidi di Ginestra e Foiano – ha raccontato Maffeorispettavano le linee guida regionali e nazionali sui tempi di percorrenza. Con lo spostamento a San Bartolomeo saltarono tutti gli schemi. Si passò anche a 50 minuti di viaggio per raggiungere Baselice, Molinara, Buonalbergo. Chiedemmo un incontro con la dirigenza ma non ci vollero mai ricevere; parlo da medico e non da sindaco: quella fu una  forzatura politica che hanno pagato i cittadini del Fortore”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Zaccaria Spina che ha però ricordato un contenzioso ancora pendente al Tar e il positivo ripristino della presenza di almeno un medico a bordo dell’autombulanza del Saut di Ginestra. Si tornerà in aula, per ascoltare altri testimoni, giovedì 8 novembre.