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Assolto perché il fatto non sussiste. Si è concluso con questa formula, dinanzi alla nona sezione penale del Tribunale di Roma, il processo a carico di Daniele Ranauro, beneventano di 42 anni, imputato per circonvenzione di incapace. L’uomo è stato difeso dall’avvocato Teresa Meccariello.

Secondo l’ipotesi formulata dall’accusa, Ranauro avrebbe approfittato dello stato di fragilità psichica di una donna, con la quale aveva intrattenuto una relazione sentimentale a distanza, inducendola a consegnargli in più occasioni somme di denaro. Al centro del procedimento erano finite anche alcune operazioni effettuate tramite una carta PostePay e due finanziamenti, rispettivamente da 3mila e 1.600 euro. Somme che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero poi confluite nella disponibilità dell’imputato, procurandogli un presunto profitto ingiusto e causando un danno alla donna.

Il Tribunale di Roma, nona sezione penale, ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti del beneventano con la formula più ampia: “perché il fatto non sussiste”. Viene così meno anche la pretesa risarcitoria avanzata dalla parte civile nell’ambito del procedimento penale.