È di un 1 punto in tre gare il bilancio del Benevento nelle prime giornate di campionato, chiuse con 2 gol realizzati e quattro subiti. I numeri dicono che si tratta della peggiore partenza della Strega nelle sue 6 apparizioni in Serie B, anche meno dell’anno chiuso con lo sciagurato ritorno in C.
È chiaro che tre giornate sono pochissime per dare un giudizio, ma sono sicuramente utili per tracciare la rotta da seguire per un gruppo che ha i mezzi per rimettere la barca in linea di galleggiamento, a patto però di trovare gli adeguati correttivi perché il Benevento visto fino ad ora è apparso “tutto troppo poco” per la serie cadetta.
Cosa funziona
Al netto di tantissimi errori individuali, la squadra (a sprazzi) ha fatto intravedere un fraseggio fluido che le ha permesso di essere pericolosa. Bene anche la capacità di resilienza mostrata nella ripresa ad Ascoli rovinata dall’erroraccio da matita rossa di Kouan. Tranne in una circostanza contro il Modena, Vannucchi tra i pali si è disimpegnato da grande professionista contro Sud Tirol e al Del Duca dimostrando che la valutazione di un portiere non può avvenire sulla base di un singolo episodio.
Positiva anche la capacità in avanti di Salvemini di fare a sportellate con gli avversari, con l’attaccante già a segno due volte in tre gare. In difesa, se mai ci fossero stati dubbi, Scognamillo ha già fatto vedere le sue enormi qualità anche in B risultando per distacco il migliore di tutta la squadra in questi primo 270 minuti. Solo qualche spunto estemporaneo da parte di Cherubini al quale, però, va riconosciuta la voglia di sacrificarsi per la squadra nel 4-2-3-1 di Floro Flores che richiede un notevole dispendio fisico anche e soprattutto agli attaccanti.
Cosa non va
In tutte e tre le gare il Benevento non è stato in grado di stare sul pezzo sempre, ma solo a tratti. Per troppi minuti la luce si è spenta e la squadra è rimasta passiva, anche se mai davvero in balia degli avversari. Per un gruppo che ha come obiettivo la salvezza è fisiologico avere dei momenti di calo durante le partite perché ci sono anche gli avversari, ma la Strega nelle sue fasi down ha accantonato la garra facendosi infilare con eccessiva facilità. Se in C il margine per sbagliare era molto più alto, in B di fatto al primo errore rischi di essere castigato e così è puntualmente successo.
A questo trend bisogna aggiungere la scarsa incisività di chi lo scorso anno ha trascinato la squadra alla promozione: con i ritmi più alti Maita è andato spesso in affanno trascinando nello stesso vortice negativo anche Prisco, che ha bisogno di un faro accanto per rendere al meglio.
Compitino
Gli errori di Ascoli con due gialli in pochi minuti fanno parte di un percorso di crescita, ma da qui in avanti anche il metronomo della Strega deve cambiare registro avendo mezzi tecnici enormi che vanno messi al servizio della squadra. Sulle corsie esterne troppo scolastici Sernicola e Beruatto, ai quali è lecito chiedere molto di più avendo una lunga esperienza in serie B.
Poco incisivo anche Lamesta al quale va dato il tempo di adattarsi agli spazi più stretti della B. In generale, la squadra non sembra essersi calata nella nuova realtà e soprattutto “non pensa” da neopromossa che deve salvarsi. Provare a farlo attraverso il bel gioco potrebbe anche funzionare, ma senza l’approccio adatto di tutti gli interpreti sarà molto complicato. Dal punto di vista fisico, alla lunga Modena, Sud Tirol e Ascoli sono apparse più brillanti dei giallorossi che sembrano avere ora nelle gambe 60 minuti o poco più per spingere al massimo.
Modulo
Fino ad ora la conferma del 4-2-3-1 non ha pagato. Mister Floro Flores continua a sostenere che il calcio non è questione di moduli ma di disponibilità degli uomini al sacrificio.
Tutto vero, ma se in C il Benevento era dominante e le ripartenze concesse agli avversari pochissime, in B alla prima palla persa in avanti la squadra non riesce ad aiutare a dovere Maita e Prisco, lasciati in balia degli avversari senza nessuna copertura. Il 4-3-3 potrebbe essere la soluzione in un giusto compromesso da voglia di attaccare evitando di lasciare il fianco scoperto agli avversari.


















