“Il più grande patrimonio che abbiamo è la formazione. Oggi non si fa più. Ci vuole l’affiancamento sul campo” – Ernesto Madeo, imprenditore calabrese, ha illustrato con queste parole il libro “Il coraggio della Restanza” che costituisce la narrazione di una esperienza di vita e professionale concretizzatasi nell’avventura di una filiera produttiva divenuta via via sempre più importante partendo da una felice e da un grande coraggio nel corso di un incontro presso la sede di Confindustria Benevento.
L’incontro ha avuto ad oggetto la considerazione del territorio meridionale come portatore di una opportunità di sviluppo e di crescita e non solo quale pista di decollo per l’emigrazione. Il libro infatti è la storia di una famiglia che negli ultimi quarant’anni sul territorio calabrese ha delineato una storia molto diversa rispetto a quella solita e scontata e che alla fine si tramuta in un appello per la necessità di formare i giovani per poter fare impresa.
Il tema ha appassionato il gran pubblico presente nell’ampia Sala dell’Auditorium di piazza Risorgimento ed ha costituito il primo di un nuovo appuntamento che Confindustria ha voluto curare quale una Rassegna letteraria dal titolo “storie di impresa” con l’obiettivo di esaltare la forza creatrice del fare impresa. La rassegna intende raccontare vite, esperienze, intuizioni e percorsi di uomini e donne che hanno creato prodotti, ideato marchi, guidato aziende anche in condizioni assai delicate e difficili in un contesto socio-economico che non prometteva nulla di buono. L’esperienza portata da Madeo è stata appunto una di queste: numerose sono state le sfide affrontate e vinte negli anni, non sono mancate le crisi e le avversità, c’è stato un periodo pandemico non di facile interpretazione, ma non è mai venuta mai meno, ha detto Madeo, la voglia di rimboccarsi le maniche. Il volume, edito da Cairo, reca trenta testimonianze tutte però coincidenti nella direzione di fare emergere il lavoro coinvolgente, quello che dà emozioni attraverso la spontaneità di tutti gli attori protagonisti.
Presenti questo pomeriggio il Presidente della Provincia Nino Lombardi e la Presidente della Fondazione di Città Spettacolo Rossella Del Prete e il vice presidente di Confindustria Filippo Liverini. L’azienda dei Madeo, nata nel 1984 nel cuore della Calabria, è riconosciuta per aver preservato la razza dei suini neri della Sila Greca dall’estinzione e per esportare il prodotto di questa filiera della zootecnia e dell’agricoltura in ben 27 nazioni. Un risultato quasi sbalorditivo, comunque inaspettato. Ed è questo il tema della “restanza”, cioé del restare nel proprio territorio di nascita, senza accettare le lusinghe dei Paesi esteri, mitici terre dell’oro. Il cuore del libro è quello della fede e del rispetto delle proprie radici e della propria terra: la restanza è dunque la scelta di rimanere nel Mezzogiorno e creare un futuro economico e sociale per il proprio territorio.
Anna Madeo, presidente della filiera di famiglia, anche lei presente alla serata, ha voluto sottolineare: “La storia della mia famiglia è di aver creduto a un sogno quarant’anni fa. Tanto è stato e sarà il lavoro sulle nostre spalle, ma quello che sembrava un rischio è diventato un progetto concreto, una storia di impresa da comunicare”.
La direttrice di Confindustria Anna Pezza, che ha avuto il compito di moderare la serata, aprendo i lavori, ha spiegato: “Confindustria vuole contribuire a diffondere i valori di fare impresa. Vogliamo valorizzare storie che hanno creato prodotti marchi senza nascondere che in questa voglia di restanza ci possono essere anche sconfitte e fallimenti”. La direttrice, insistendo sul delicato tema del rimanere nel proprio territorio di nascita in controtendenza rispetto allo spopolamento, ha dichiarato: “La storia di un territorio al fa chi resta e non chi va via”.
A raccontare questa pagina di storia della Calabria, un esempio per tutta la Regione e non solo, è stato Ernesto Madeo. L’imprenditore, che si è anche commosso, con passione ed intensità ha spiegato: “Nella vita bisogna avere un sogno. Lo ammetto, non è stato semplice. Aver avuto il coraggio di rimanere e dare una spinta in più non è stato facile chiaramente, c’era spesso il pensiero di emigrare magari dove tutto sembrava più semplice. Siamo legati alle nostre radici, al nostro territorio. La restanza non è stata solo un attuale modo di dire, quanto un caposaldo della nostra realtà sociale e lavorativa”.
La figlia, nonchè presidente della Filiera, ha spiegato: “La nostra azienda continua a vivere con successo nelle aree interne calabresi. La tenacia e il sogno di un imprenditore in questo caso mio, papa0 e di mettere radici creare un’opportunità, occasione di sviluppo sono stati superiori alle difficoltà soprattutto logistiche”. Questo libro, ha precisato la presidente, “è un messaggio per i giovani che hanno scelto di andare fuori a formarsi ma poi ritornare nel territorio e metter a disposizione competenze e per il territorio. Occorre valorizzare e far capire a chi non conosce le nostre capacità meglio essere protagonisti a casa nostra e non essere un numero a casa di qualcun altro”.
il presidente dell’Associazione Allevatori Campania Molise Davide Minicozzi, che rappresenta dunque produttori del comparto zootecnico tra i più prestigiosi ed importanti d’Italia, al punto che ha fondato la più grande fiera della zootecnia in Campania, ovvero “CampaniAlleva”, appuntamento fondamentale presso l’area di contrada Olivola alle porte della città di Benevento, ha condiviso il rilievo socio-economico costituito dalla spinta allo spopolamento ed alla desertificazione delle aree interne con i giovani che vanno via. “Occorre coraggio e resistenza”, ha dichiarato. Minicozzi ha quindi raccontato la difficoltà di fare l’allevatore fare allevatore ma anche l’orgoglio per avere dimostrato a tutti lo straordinario risultato della grande filiera zootecnica che è un appuntamento annuale ormai imprescindibile nella vita economica di Benevento e del Sannio.
Ad Ernesto e Anna Madeo ha quindi detto: “Abbiamo bisogno di esempi come il vostro”.
Poi ha aggiunto: “Un piccolo allevatore fa fatica, i piccoli allevamenti chiudono e viene meno il presidio sul territorio. Occorrerebbe creare le condizioni affinché le aziende si insedino. La mia lo ammetto è stata un’idea incosciente, quella di fare CampaniaAlleva, ma volevo creare una fiera degna che rappresentasse la zootecnia in Campania. L’allevamento si può fare solo se c’è passione. Non è semplice”.
Poi Minicozzi ha svolto un’esortazione: “La politica deve sedersi al tavolo e creare condizioni insieme ad imprenditori e allevatori. Il vero paradosso è che il lavoro c’è ma manca la manodopera specializzata”
Infine Minicozzi ha svelato un sogno che ha nel cassetto: “Creare un’ accademia della zootecnia in città per valorizzarne tutte le peculiarità”.






















