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È stata la deposizione di Nicola Fallarino a caratterizzare l’udienza di oggi del processo per il tentato omicidio di Annarita Taddeo, la 34enne di Benevento sopravvissuta al colpo di pistola che l’11 novembre 2023 la raggiunse alla fronte sul pianerottolo della sua abitazione.

Fallarino, ex compagno della vittima, già condannato definitivamente a 10 anni di reclusione con rito abbreviato per la stessa vicenda e dal luglio 2024 collaboratore di giustizia, è comparso in videoconferenza nel processo che vede imputati Salvatore Giangregorio e Alessia Petrucciani. Il primo è indicato dall’accusa come l’uomo che avrebbe materialmente eseguito l’agguato, la seconda come colei che avrebbe contribuito alla sua organizzazione procurando pistola e scooter.

Una lunga deposizione, sollecitata dalle domande del procuratore aggiunto Gianfranco Scarfò, durante la quale Fallarino ha ripercorso la relazione con Annarita Taddeo, i suoi rapporti con gli imputati e, soprattutto, la preparazione di quella che, secondo la versione fornita oggi dal collaboratore di giustizia, nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere una rapina finalizzata a impossessarsi dei telefoni della ex compagna e non un omicidio. Nel processo sono impegnati gli avvocati Antonio Leone, Marianna Febbraio, Domenico Dello Iacono, per la parte civile l’avvocato Bendetta Masone. Fallarino è assistito dall’avvocato Domenico Esposito.

Dal 41 bis alla scelta di collaborare

Il punto di partenza è stato il passato criminale dello stesso Fallarino. Ha parlato del suo ruolo nel traffico di droga a Benevento e dell’omicidio di Cosimo Nizza, vicenda per la quale è stato condannato. Ha quindi spiegato di aver iniziato a collaborare con la giustizia nel luglio del 2024, quando si trovava sottoposto al regime del 41 bis. Una decisione che ha collegato anche a quanto accaduto ad Annarita. Fallarino ha spiegato di aver maturato la scelta per il rimorso legato alla vicenda della ex compagna e per la volontà di cambiare vita. Da detenuto, ha raccontato, non aveva però mai interrotto i contatti con l’esterno. Ha ammesso di aver avuto a disposizione smartphone in carcere, utilizzati quotidianamente per parlare con la Taddeo ma anche per mantenere rapporti con altre persone a Benevento. Attraverso schede telefoniche non intestate e diversi profili falsi su Facebook, Instagram e TikTok, ha spiegato, riusciva a comunicare anche per questioni legate alle sue attività criminali, compreso lo spaccio di cocaina nel territorio beneventano.

I rapporti con Giangregorio e Petrucciani

Fallarino si è poi soffermato sui due imputati. Di Salvatore Giangregorio ha spiegato che si conoscevano da tempo, pur senza una vera frequentazione, e che i contatti sarebbero ripresi attraverso un’altra persona. Diverso il rapporto con Alessia Petrucciani, descritto come particolarmente stretto e quasi familiare. Secondo quanto riferito oggi, prima della vicenda Taddeo tra loro non vi sarebbero stati coinvolgimenti comuni in episodi criminali. Ha parlato anche di Matteo Ventura, ricordando precedenti rapporti legati alla droga risalenti ad anni prima. La posizione di Ventura nel procedimento sul ferimento di Taddeo, dopo l’iniziale coinvolgimento, è stata archiviata. 

La crisi con Annarita e il controllo dei telefoni

Ampio spazio è stato dedicato alla relazione con la Taddeo. Fallarino ha raccontato che i rapporti si erano progressivamente deteriorati dopo una vicenda giudiziaria legata all’introduzione di telefoni e altri beni nel carcere di Trapani e, successivamente, per contrasti riguardanti il bar. Ha confermato di poter accedere a distanza alle telecamere installate nel locale, sostenendo però che il sistema non sarebbe stato utilizzato per controllare Annarita, ma l per sorvegliare ciò che avveniva nel bar, dove, secondo la sua versione, si tenevano incontri legati ad ambienti criminali. Il rapporto sarebbe ulteriormente peggiorato dopo la comparsa sui social di un account che contattava Taddeo. Fallarino ha raccontato di essere arrivato a individuare un giovane di Benevento che sospettava potesse essere la persona che scriveva alla donna. Ha riferito di aver inizialmente progettato una gambizzazione ai suoi danni, incarico che avrebbe dovuto coinvolgere Giangregorio e che non fu poi portato a termine.

Nel corso della deposizione il pm gli ha chiesto anche delle informazioni ricevute sulla presunta infedeltà di Taddeo. Fallarino ha riferito che qualcuno gli aveva parlato della presenza della donna in un hotel, precisando di non aver dato particolare peso alla circostanza.

“Volevo i suoi telefoni”

È su questo punto che il racconto è arrivato al cuore del processo. Fallarino ha spiegato di aver deciso di impossessarsi dei telefoni di Annarita per verificare con chi avesse contatti. Prima di rivolgersi a Giangregorio avrebbe pensato di affidare l’incarico a un’altra persona, che avrebbe però rifiutato per il timore di essere riconosciuta dalla donna. L’incarico sarebbe quindi passato a Giangregorio. Secondo la deposizione resa oggi, Fallarino gli avrebbe spiegato come comportarsi: avrebbe dovuto presentarsi armato, minacciare Taddeo con la pistola e costringerla a consegnare i cellulari. Fallarino ha sostenuto che il suo progetto fosse una rapina, non l’uccisione della ex compagna.

Pistola e scooter: il racconto sul ruolo di Petrucciani

Per realizzare il piano servivano però un’arma e un mezzo. Ed è qui che, secondo la ricostruzione fornita da Fallarino, sarebbe entrata in gioco Alessia Petrucciani. Il collaboratore di giustizia ha riferito di averle chiesto di procurare una pistola e uno scooter rubato. Petrucciani si sarebbe recata nel Napoletano insieme a Ventura per reperirli. Il motorino sarebbe stato successivamente trasportato fino a Benevento utilizzando un furgone noleggiato. Fallarino ha indicato anche la presenza di un’altra donna durante il trasporto e ha riferito di aver visto sia lo scooter sia la pistola attraverso alcune videochiamate effettuate nei giorni precedenti all’agguato. Secondo il suo racconto, la preparazione dell’azione si sarebbe sviluppata tra la metà di ottobre e l’11 novembre 2023. Il costo complessivo indicato per pistola e scooter è stato di 1.330 euro, ai quali si sarebbero aggiunti 300 euro per il trasporto del motorino da Napoli a Benevento. Si tratta, naturalmente, della ricostruzione resa da Fallarino in dibattimento e che dovrà essere sottoposta al contraddittorio delle parti e alla valutazione del Tribunale.

Cosa avrebbe raccontato Giangregorio dopo lo sparo

Uno dei passaggi più rilevanti della deposizione ha riguardato ciò che Giangregorio avrebbe riferito a Fallarino dopo il ferimento. Secondo il collaboratore, Giangregorio gli avrebbe raccontato di essersi appostato nei pressi dell’abitazione e di essersi trovato davanti Annarita quando la donna era uscita. Avrebbe avuto la pistola con il colpo già in canna e lo sparo, nella versione che Fallarino sostiene di aver ricevuto dall’imputato, sarebbe partito accidentalmente, raggiungendo Taddeo alla fronte. Fallarino ha inoltre riferito che Giangregorio gli avrebbe detto di essersi liberato dei telefoni sottratti alla donna, temendo che potessero consentire agli investigatori di rintracciarlo. Quanto allo scooter, sarebbe stato recuperato da una persona di sua conoscenza che si occupava della raccolta di ferro vecchio, alla quale avrebbe chiesto di prelevarlo. La sera precedente all’agguato, sempre secondo Fallarino, Giangregorio gli avrebbe chiesto anche due grammi di cocaina per riuscire a restare sveglio, sostanza che il collaboratore sostiene di avergli procurato.

I 4mila euro per l’incarico

Fallarino ha parlato anche del presunto compenso. Per l’azione ai danni di Annarita Taddeo avrebbe stabilito una somma di 4mila euro, la stessa che, secondo il suo racconto, era stata precedentemente concordata per la gambizzazione mai avvenuta. Ha sostenuto che il denaro sarebbe stato consegnato a Giangregorio da Petrucciani due o tre giorni dopo l’agguato, nonostante l’azione non si fosse conclusa nel modo da lui previsto. La somma, sempre secondo la sua deposizione, proveniva dai proventi dell’attività di spaccio ed era custodita da Petrucciani. Fallarino ha inoltre ricostruito l’episodio avvenuto il giorno precedente al ferimento, quando Ventura si era presentato al bar di Taddeo per chiedere le chiavi dell’abitazione. Ha spiegato di averlo mandato lui: con la scusa di voler recuperare alcuni vestiti da farsi successivamente portare in carcere, ma Annarita si sarebbe opposta alla consegna.

Prima di Fallarino, la deposizione dell’investigatore

L’udienza aveva avuto una prima parte dedicata all’esame di un ispettore della Squadra mobile che aveva partecipato alle indagini. Rispondendo anche alle domande delle difese, l’investigatore ha ricostruito il lavoro svolto sulle immagini di videosorveglianza. In particolare, dalle telecamere dello stadio sarebbe stato individuato uno scooter sul quale viaggiava una persona con casco bianco. Attraverso gli accertamenti e il sistema di lettura delle targhe, gli investigatori sarebbero poi riusciti a risalire al mezzo. L’ultima immagine utile dello scooter risalirebbe alle 6.23 del mattino, dopodiché il mezzo non comparirebbe più nelle riprese esaminate. Nelle fasi iniziali dell’inchiesta l’attenzione si era concentrata su Matteo Ventura, anche alla luce delle prime indicazioni raccolte dopo l’agguato. Il nome di Giangregorio sarebbe invece entrato successivamente nel cuore dell’indagine anche attraverso le dichiarazioni rese da Fallarino dopo l’avvio della collaborazione con la giustizia.

L’esame di Fallarino proseguirà

La deposizione del collaboratore di giustizia non si è conclusa oggi. Nella prossima udienza Fallarino sarà nuovamente collegato in videoconferenza e dovrà rispondere alle domande del difensore della parte civile; il Tribunale dovrà inoltre ascoltare altri testimoni.

Il processo a carico di Salvatore Giangregorio e Alessia Petrucciani tornerà in aula il 5 novembre. In quella occasione è previsto l’esame di tre testimoni della Polizia Scientifica e di un ulteriore teste.