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Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha esposto a The Athletic, sezione sportiva del New York Times, le sue idee per il futuro del calcio a partire dalla serie A ridotta, mentre aumentano le partite della Champions e del Mondiale per club. “Perché – ha detto – io ho investito su quel ragazzo e voi lo state spremendo solo per mettervi i soldi in tasca? No! E poi i soldi che ci tornano indietro dalle competizioni non sono abbastanza. Immaginate tutta la crescita della Uefa tutti quei soldi. Perché devono essere gestiti dalla Uefa e non dai club? Il problema è che troppe persone vogliono essere protagoniste. Uefa, Fifa, federazioni locali. Grossi guai, grossi problemi, perché vogliono fare soldi per se stessi”. De Laurentiis ha sottolineato che “la Uefa – ha detto – ha cambiato la fase a gironi della Champions League due anni fa. Ha aggiunto più partite. Ma se guardi gli ascolti in TV, il successo non è lo stesso, perché ci sono partite di cui non importa niente a nessuno. Questo sta accadendo anche nel campionato locale perché abbiamo troppe squadre”.
De Laurentiis sottolinea anche i sentimenti dei tifosi: “che vogliono vincere – ha detto – e pensano che i calciatori onoreranno la loro maglia per sempre. Ma non è vero! Onorano solo i soldi. Ci sono solo pochi casi di lealtà. Ho avuto un ragazzo fantastico, Marek Hamsik, che è stato il capitano della nostra squadra. È rimasto con noi per sempre. Ma quello è solo un caso”.
De Laurentiis spiega anche per le nuove generazioni bisognerebbe cambiare le partite: “I match – ha detto – sono troppo lunghi. Pensate che mio nipote di sei anni, sa tutto di calcio perché ci gioca alla PlayStation e voi pensate di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai! Perché va in camera sua e si mette a giocare a FIFA. Non hanno la pazienza di guardare una partita dai ritmi molto lenti in televisione. Come punto primo ridurrei i tempi da 45 minuti a 25 minuti ciascuno. E poi basta perdite di tempo. Non puoi stare a terra a fare scena come un attore. Poi ci sono troppi pochi gol! Così non c’è spettacolo. Bisogna segnare di più. E per fare più gol, bisogna cambiare le regole. Ad esempio non si può annullare un gol solo per pochi millimetri, il fuorigioco deve essere cambiato, e di molto. Le nuove generazioni sono il nostro oro. Se non li accontentiamo, moriremo. Non avrete più la stessa partecipazione che avete avuto negli ultimi cento anni”.