Al netto dell’inevitabile nuvola di Fantozzi che ha provato a rovinare la serata, l’Italvolley a piazza del Plebiscito è stata una straordinaria operazione di marketing. “Male, purché se ne parli”, frase attribuita a Oscar Wilde, descrive nel migliore dei modi la scelta di costruire un’arena da 6.000 posti nel cuore di Napoli, con uno sfondo da brividi. La presenza del presidente Mattarella, poi, ha reso la serata un unicum che difficilmente potrà essere dimenticato.
L’obiettivo degli organizzatori era quello di diffondere le immagini della bellezza di Napoli, cosa che le fredde mura di un palazzetto — peraltro assente nella città partenopea — non avrebbero mai potuto fare. Il rischio pioggia aveva come piano B quello di trasferire il match inaugurale di Eurovolley 2026 tra Italia e Svezia, chiuso con un netto 3-0 degli Azzurri, al PalaSele di Eboli. Un’ipotesi che avrebbe inevitabilmente tolto fascino alla gara, quello che solo la location di piazza del Plebiscito ha saputo darle.
Le immagini dell’arena esaurita, con sullo sfondo le colonne della basilica di San Francesco di Paola, hanno aggiunto a quanto andato in onda in tutta Europa e non solo un tocco di autentica magia. È chiaro che non sono mancati i disagi sul piano della viabilità, con un impatto importante sulla vita, in primis, dei residenti, ma il ritorno in termini di immagine per la città è stato enorme. I media italiani ed europei, oltre a parlare della partita, hanno celebrato una serata che rimarrà nella storia della pallavolo.
Sui social non sono mancate le polemiche di chi ha ritenuto, in un certo senso, quasi profanato il cuore della città, “riducendolo” ad arena sportiva. Ma la crescita di un territorio passa anche dalla capacità di saper promuovere quelle bellezze uniche che solo Napoli possiede, come piazza del Plebiscito, capace di lasciare a bocca aperta.
L’altra faccia della medaglia è l’evidenza di come una città che vive di sport come Napoli non abbia un palazzetto dello sport che avrebbe permesso di gestire un piano B in maniera più agevole, invece di ipotizzare il trasloco a Eboli, a 90 km di distanza. Le promesse di una nuova struttura, in questi anni, sono state tante. Ora spetta alla politica riportare Napoli al pari delle altre città europee, regalandole una struttura al chiuso, ampia e polifunzionale.


















