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Napoli – “La morte di mio figlio è passata in secondo piano per tutti. Non sappiamo ancora nulla, la vicenda è rimasta ferma a quella sera. Ma noi non ci fermeremo perché vogliamo sapere la verità”. Vincenzo è il papà di Ugo Russo, il 15enne morto nella notte tra il 29 febbraio e l’1 marzo del 2020, ucciso nella zona di Santa Lucia a Napoli da un carabiniere in borghese, di 23 anni, durante un tentativo di rapina.

“Mio figlio ha sbagliato, ma non doveva andare così. Ad Ugo è stata applicata una pena di morte”. Sin dal primo momento il padre del giovane ha condannato quel gesto che però, ha più volte spiegato, non può costare la vita a un ragazzo. Quando racconta ad Anteprima24.it che dopo quasi un anno dalla tragica notte in cui suo figlio ha perso la vita, nessuno conosce il risultato dell’esame autoptico, sta combattendo affinché non venga rimosso il murale che raffigura il volto di Ugo in piazzetta Parrocchiella, ai Quartieri Spagnoli.

Come è noto, la questione nacque il giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, quando le massime cariche della magistratura partenopea invitarono gli enti locali a rimuovere i murales o ‘altarini celebrativi’ dei troppi giovani rimasti uccisi mentre commettevano crimini. “Questo murale serve per evitare che si ripetano episodi del genere” ha spiegato Vincenzo. “I giovani devono dedicarsi ad altro e non commettere reati. Quando i suoi coetanei lo vedono devono avere paura affinché non accada mai più una tragedia come questa”.

I familiari di Russo hanno sempre ritenuto l’opera non celebrativa e non portatrice di messaggi di illegalità. E finora hanno ricevuto l’appoggio di più di mille napoletani che hanno firmato la petizione lanciata dal ‘Comitato Verità e Giustizia per Ugo’ per conservare la gigantografia, “realizzata su un edificio privato e nel rispetto di tutte le procedure previste” ha spiegato Alfonso De Vito, esponente del comitato. “Il dipinto nasce su un muro privato, è stata fatta una comunicazione ufficiale anche alle forze dell’ordine una settimana prima dalla realizzazione, seguendo tutte le procedure che ci era state indicate. Ora trovare degli escamotage formali per cercare di cancellarlo è un modo un po’ vigliacco”.

Una difesa dell’opera che ha coinvolto anche artisti della scena partenopea: dallo scrittore Maurizio De Giovanni al regista Antonio Capuano, ma anche il presidente del consiglio comunale di Napoli, Alessandro Fucito e l’ex magistrato Nicola Quatrano. “Tutti abbiamo bisogno di sapere la verità sul caso di Ugo, – ha concluso De Vitoun ragazzo che aveva tutta la sua vita davanti e avrebbe potuto avere la possibilità di vivere e di affrontare la responsabilità dei suoi gesti”.