A distanza di oltre dieci anni dalla scoperta della malattia e a undici dalla sua morte, il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, condannandolo a risarcire con oltre 468 mila euro, oltre rivalutazione e interessi, la famiglia di un militare dell’aeronautica militare napoletano morto a causa dell’esposizione all’amianto. Lo rende noto in comunicato dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
“Questa sentenza – commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia – conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro”.
“Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, – aggiunge – Nicola Panei, maresciallo dell’Aeronautica Militare, componente del direttivo nazionale dell’Associazione e vittima dell’amianto – questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante. È una decisione che offre una speranza concreta ai tanti ex militari che ancora attendono di vedere accertata la verità sulla malattia contratta durante il servizio”.
Per il Tribunale l’attività svolta in diverse basi italiane, tra cui Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise, ha determinato l’esposizione all’amianto che ha causato il mesotelioma pleurico diagnosticato nel 2013 e il successivo decesso, avvenuto nel luglio 2015.
Il Tribunale ha respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa, ritenendo tempestiva l’azione promossa dai familiari e che il termine per agire non decorresse dalla diagnosi della malattia o dal decesso del maresciallo, ma dal momento in cui hanno acquisito la piena consapevolezza del nesso tra il mesotelioma e l’esposizione all’amianto durante il servizio, successivamente riconosciuto anche con il conferimento dello status di Vittima del Dovere.
Il Tribunale ha anche respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Amministrazione, che aveva già riconosciuto il maresciallo Vittima del Dovere per la patologia contratta durante il servizio, ritenendo tempestiva l’azione promossa dai familiari dopo il riconoscimento ufficiale del nesso tra la malattia e l’attività svolta nell’Aeronautica Militare.




















