Le imprese del settore pubblicitario contestano duramente il comunicato stampa diffuso il 28 febbraio dal Comune di Napoli in merito alla definizione delle superfici pubblicitarie da mantenere sul territorio cittadino, pubblicato in risposta all’esposto della categoria che denunciava una gestione “antieconomica e discriminatoria” del comparto. Secondo quanto riferito dall’Amministrazione, lo scorso agosto la Giunta avrebbe stabilito tali superfici nel “rispetto delle disposizioni di legge”. Tuttavia, le aziende denunciano come nel comunicato non venga chiarito a quali leggi si faccia riferimento, sottolineando che tutte le normative esistenti e note non sembrerebbero essere state rispettate.
Su questo punto le imprese annunciano che torneranno nelle sedi giudiziarie competenti — amministrative, civili, penali e contabili — ritenendo che possano essere state violate direttive europee, norme a tutela dei siti culturali e del paesaggio, principi costituzionali sulla libertà economica e di impresa, oltre alle disposizioni della legge 241/90 e ai criteri di corretta gestione dei beni pubblici e della contabilità pubblica.
Nel frattempo, le aziende evidenziano come il comunicato non chiarisca neppure il dato di partenza che la Giunta avrebbe definito ad agosto, cioè “le superfici da mantenere sul territorio”. Un dato che, secondo gli operatori, non richiedeva studi complessi o analisi tecniche articolate ma semplicemente una definizione chiara dei quantitativi complessivi.
Secondo lo schema di riferimento del settore, la superficie complessiva attuale ammonta a 80.000 metri quadrati. Tuttavia il comunicato del Comune, sostengono le imprese, non spiega come tale quantità venga suddivisa né quali superfici siano effettivamente confermate o eliminate.
In particolare vengono sollevate alcune incongruenze. “Il Comune afferma di disporre di 33.500 mq, mentre secondo le aziende la disponibilità reale sarebbe di 36.500 mq, con l’assenza di indicazioni sul destino delle pensiline ANM, pari a circa 3.000 mq”. Inoltre, “viene indicata una superficie di 263 mq destinata ad affissioni per finalità sociali e prive di rilevanza economica. Tuttavia, secondo il settore, la normativa non prevede i circa mille impianti affissionali esistenti, con una differenza di 2.367 mq non chiarita”. Infine, “il SUAP avrebbe indetto una procedura ad evidenza pubblica per la concessione degli spazi destinati alle affissioni private — finora gestite per decenni in regime di proroga — ma il comunicato non fornisce alcuna indicazione sui 43.500 mq di impianti privati su suolo pubblico né sui 10.000 mq di arredo urbano, che rappresentano gli unici consentiti nella cosiddetta “zona rossa” prevista dal vigente Piano Generale degli Impianti (PGI)”.
Secondo le imprese, dunque, il comunicato fornirebbe informazioni coerenti con la legge solo con riferimento ai 263 mq destinati alle affissioni sociali. Se così fosse, e considerando la soppressione del servizio affissionale e la cessazione del regime di proroga tuttora in essere, si arriverebbe all’abbattimento complessivo di 79.737 mq di superficie pubblicitaria.
Una prospettiva che le aziende definiscono paradossale e che riassumono con una domanda polemica: “È questo il Piano pubblicitario dell’America’s Cup?”




















