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Dopo 9 anni processo di secondo grado da rifare, ma solo relativamente al ricalcolo delle pene e al reato di crollo colposo, visto che è caduto in prescrizione l’omicidio colposo plurimo, per la tragedia di Rampa Nunziante a Torre Annunziata (Napoli) dove il crollo di un palazzo all’alba del 7 luglio 2017 causò la morte di otto persone, tra cui due bambini.
A deciderlo è stata la Cassazione (IV sezione) che ha annullato ieri la sentenza di secondo grado e rinviato gli atti alla Corte d’Appello di Napoli.
Il crollo di tre appartamenti venne determinato, secondo quanto emerse dagli accertamenti degli inquirenti, dalla ristrutturazione in esecuzione in una delle abitazioni. I lavori determinarono danni alla stabilità dell’edificio di cinque piani realizzato alla fine degli anni ’50 ma come villetta con vista sul mare diventato abusivo a seguito degli interventi eseguiti per trasformarla in un edificio residenziale adiacente alla linea ferroviaria.
 
Dopo nove anni auspicavamo che la Suprema Corte mettesse la parola fine al processo sul crollo di Rampa Nunziante. Il 7 luglio 2017 rappresenta una pagina triste della storia recente di Torre Annunziata, una ferita per l’intera comunità”. Lo dice il sindaco della città vesuviana, Corrado Cuccurullo, che parla della decisione della quarta sezione della Cassazione relativa al tragico crollo di una palazzina che quasi nove anni fa provocò la morte di otto persone.
Gli ermellini hanno infatti annullato la sentenza di secondo grado e rinviato gli atti alla Corte d’Appello di Napoli, solo relativamente al ricalcolo delle pene e al reato di crollo colposo (essendo caduto in prescrizione l’omicidio colposo plurimo). “Dispiace – prosegue Cuccurullo – che il tempo trascorso abbia inciso sull’esito finale. Ci attendiamo che il nuovo giudizio in Appello sopraggiunga velocemente, per consentire a tutti di voltare pagina. I familiari hanno diritto a ritrovare un po’ di pace”.