Tempo di lettura: 3 minuti

I lavori sarebbero già autorizzati, ma ancora non è partita la messa in sicurezza, per l’immobile di proprietà del Comune di Napoli. Sono giorni d’ansia per otto famiglie, residenti in un fabbricato a Pianura, con problemi di staticità. Le piogge incessanti, se possibile, moltiplicano la preoccupazione.

Lo scorso 2 febbraio Andrea Saggiomo, presidente della Municipalità 9, scriveva a Palazzo San Giacomo. Quel giorno, erano tornati a chiedergli notizie gli abitanti dell’edificio di Via della Valle-Via Monti 14. Stando ai carteggi consultati dalla Municipalità, l’immobile risulterebbe destinatario di un provvedimento di sgombero. E ci sarebbe un progetto di consolidamento: redatto da Napoli Servizi, sarebbe stato già approvato dall’Area Patrimonio del Comune. Con tanto di risorse stanziate a copertura della spesa. Allora, cosa si aspetta a cominciare i lavori? La domanda circola tra gli uffici, ma risposte ancora non ci sono.

Allo stato attuale, la cantierizzazione non è partita: il fabbricato non è stato ancora liberato da persone e cose. Dieci giorni fa, la Municipalità chiedeva di attivarsi con urgenza. Occorrerebbe avviare le procedure necessarie a garantire agli occupanti una diversa sistemazione. In assenza di questo passaggio, non si possono iniziare le opere di consolidamento dell’immobile.

“Le piogge e il vento degli ultimi giorni – avverte la consigliera municipale Giovanna Lo Giudicestanno rendendo quella struttura ancora più fragile, ancora più pericolosa“. L’esponente municipale invita il Comune di Napoli a rompere gli indugi, e a non “rimpallarsi responsabilità”. In via Monti, i testimoni raccontano di una crescente tensione. “I documenti ufficiali lo dicono chiaramente – accusa Lo Giudice -: – il Servizio Casa scrive che “non è competenza nostra”; – la Polizia Locale risponde che non può entrare senza garanzie tecniche; – i Servizi tecnici non rispondono. E nel frattempo, otto famiglie restano dentro un edificio che potrebbe crollare da un momento all’altro. È inaccettabile”. Anche perché non sarebbe una vicenda nuova. “Sono passati tre anni – aggiunge la consigliera -. Tre anni di segnalazioni, richieste, protocolli, solleciti. Tre anni di promesse non mantenute. Tre anni in cui queste persone hanno vissuto con la paura negli occhi e la dignità calpestata”. I residenti chiedono di convocare un tavolo tecnico urgente con Servizio Tecnico Patrimonio, Edilizia Residenziale Pubblica, Polizia Municipale e Protezione Civile. E ovviamente, di essere messe in sicurezza. “Senza sgombero non si libera l’edificio – ribadisce Lo Giudice -. Senza liberazione i tecnici non possono intervenire. E senza intervento, quelle famiglie restano lì, ostaggio di un palazzo che scricchiola e di una burocrazia che tace”. Fino a oggi.