Tempo di lettura: 3 minuti

Napoli – “I soldi del recovery fund vanno spesi per costruire il futuro. Creare infrastrutture che generino lavoro. Non per garantire ammortizzatori sociali che portino al solo assistenzialismo”. E’ questo l’appello lanciato al Governo dagli operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli.

La cui lotta, partita ben due anni fa, oggi è il simbolo di tutte le circa 170 vertenze ancora aperte ed irrisolte al Mise. Migliaia di famiglie italiane, già in agitazione, che ora rischiano di veder perso, oltre al futuro lavorativo, anche le battaglie portate avanti fin ad oggi, nonostante l’aggravante della crisi sanitaria.

Dalla fabbrica di via Argine arriva infatti un messaggio di richiamo all’attenzione, già palesato dai lavoratori napoletani la scorsa settimana a Palazzo Chigi direttamente al Premier Giuseppe Conte.

Lo stesso che negli ultimi giorni, durante le sedute in Parlamento, più di una volta ha voluto citare gli operai dello stabilimento di lavatrici, chiuso per mano della multinazionale americana dallo scorso 31 ottobre.

Principalmente siamo contenti che ora parli di noi – chiarisce Vincenzo Accurso, Rsu della fabbrica e sindacalista Uilm -. Noi dobbiamo far di tutto affinché il Governo rimanga. Anche l’opposizione si deve unire per superare questo momento difficile”.

Le mani delle persone – precisa Accurso – se sono ferme non servono, si devono muovere così che tutti possano lavorare per uscire dalla crisi e non generare un circolo vizioso che senza lavoro ci porta inesorabilmente in un’altra crisi, quella sociale”.

Non è un caso, infatti, che l’appello alla riappacificazione della politica romana arrivi proprio dagli operai della Whirlpool Napoli. Loro, infatti, sono i superstiti ancora in piedi di un’altra crisi di Governo. Quella che portò dal passaggio dei Giallo-Verdi, dopo l’uscita di Salvini al Papeete, all’attuale esecutivo di M5s e Pd.

Un cambio di Governo, quello realizzato dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini che ha difatti “aiutato” la multinazionale Usa ha stracciare l’accordo del 25 ottobre 2018, siglato con il Vice Premier Di Maio nel Governo Conte I. Un cambio al vertice che “sicuramente” è costato caro ai circa 400 lavoratori napoletani.

A luglio del 2018 – racconta l’operaio di Ponticelli – il Governo aveva proposto alla multinazionale di aspettare un’azione da mettere in campo per lavorare. Quello fu l’unico momento in cui la Whirlpool aveva acconsentito per sedersi al tavolo di confronto. Poi dopo la crisi politica con Salvini il piano saltò totalmente” delineando il default avvenuto questo 31 ottobre con la chiusura della fabbrica di lavatrici, in barba agli accordi siglati nel primo Governo Conte. Un disastro socio-economico per l’intera Regione. Dove tra la fabbrica di Ponticelli e gli indotti campani hanno perso il proprio posto di lavoro circa mille famiglie campane.

E con questa nuova crisi gli operai dell’area est di Napoli pensano così di dover assistere ad un terribile déjà-vu. Aggravato oggi dalle numerose vertenze di crisi ancora tutte aperte al Mise e lo spetro Covid sempre dietro l’angolo che non fa che peggiorare una situazione già critica.

Ora la soluzione che propongono così gli operai – che da due anni resistono in presidio per garantire un diritto principe della nostra Costituzione, come il lavoro – e che “gli ammortizzatori sociali vadano a creare una prospettiva di rilancio per il lavoro e il commercio. Che faccia riprendere a vivere il comparto locale” e non “per non far lavorare la persone” creando un circolo vizioso che ci poterebbe nel baratro sia sociale che finanziario.